caterina“Non sono quello che dovrei essere e neanche quello che ho intenzione di essere, però non sono quello che ero prima.” Quale potrebbe essere una possibile definizione del termine adolescenza? È un fondamentale momento di cambiamento, di separazioni, di scelte, che può essere anticipato da quella che viene chiamata “preadolescenza”. Quest’ultima è un periodo di vita in cui si avviano le trasformazioni fisiche che poi continueranno il loro metamorfismo proprio nella fase adolescenziale e troveranno formazione completa al termine di essa. Questo periodo molto articolato, si può definire quindi come una vera e propria “zona di passaggio” dove però il soggiorno richiede molto lavoro che si può dividere in quelli che possono sembrare solo dei semplici compiti.

Scendendo più nei particolari, un primo compito potrebbe essere la trasformazione visiva ed autonoma poiché rifiuta il controllo del soggetto preso in causa. Nell’evoluzione fisica, il corpo diventa un vero e proprio estraneo ed in virtù di questo, l’adolescente lo trasforma in uno “spazio di sperimentazione”, da prendere in esempio sono le tinte o i tagli insoliti dei capelli, i piercing, tatuaggi o molti altri ancora. Nei casi più gravi , il corpo può diventare un vero e proprio “campo di battaglia” sul quale sfogare un eventuale litigio o una rottura affettiva.

Un secondo lavoro da svolgere riguarda il cambiamento psichico e la ricerca di una propria identità; la citazione dello psicologo Erik Erikson (“non sono quello che dovrei essere e neanche quello che ho intenzione di essere, però non sono quello che ero prima”) esprime a l meglio lo stato d’animo degli adolescenti. Il teen-ager infatti, fatica a riconoscersi fisicamente, pensa in modo diverso e sperimenta emozioni fino ad allora sconosciute quindi, proprio per questi aspetti, si può iniziare a citare una vera e propria crisi d’identità.

Per portare a termine questi compiti è necessario che il quasi-adulto, fuoriesca dalla sfera protettiva familiare per iniziare ad essere un po’ più autonomo. Un terzo compito riguarda proprio il rapporto genitori- figli. La difficoltà che si riscontra in questo punto è il passaggio dalla modalità bambino-genitore a quella adulto-adulto. Soltanto in alcune società questo passaggio era rapido, oggi salvo casi particolari, questo passaggio avviene gradualmente, sia per i figli che per i genitori. È normale che nella fase iniziale un ragazzo oscilli tra bisogno di indipendenza e voglia di protezione. Le relazioni con i genitori, nonostante ci sia questa sorta di distacco, rappresentano sempre una base sicura ma purtroppo non in tutti i casi o non per sempre.

Alle volte, oltre che alla crisi d’identità si può affiancare anche una crisi familiare, caratterizzata da divorzi o tradimenti, che influenzano l’inconscio dell’immaturo. I ragazzi hanno bisogno di adulti che sappiano aiutare senza farsi prendere da crisi di panico. Gli adulti devono capire che i ragazzi stanno facendo dei tentativi per affermarsi nel mondo, ciò che veramente li ferisce è l’indifferenza che poi nel tempo può creare delle fratture sempre più grandi. Un errore che spesso si commette è quello di creare un muro tra il mondo dei teen-ager e quello degli adulti. Si deve cercare di abbattere questo simile muro di Berlino,che all’epoca, divideva la parte ricca dalla parte povera, di conseguenza il mondo dei genitori è ricco di esperienza a differenza di quello degli adolescenti che è povero. Proprio per questo, in una realtà così piena di pericoli, i giovani hanno bisogno di buoni maestri.

L’adolescenza è un periodo che mette delle trappole lungo il cammino di questi uccelli di primo volo, come per esempio la difficoltà ad individuare il confine tra benessere e patologia. Come si può differenziare una semplice dieta da un disturbo alimentare? Spesso non è facile rispondere a questa domanda ed è chiaro che un giovane quasi adulto non può riuscirci da solo. In questi casi, un sostegno psicologico può essere molto d’aiuto non solo per l’adolescente ma per il genitore stesso. Un’altra forma di sostegno morale per i ragazzi sono proprio le amicizie che creando un confronto fra coetanei, possono essere inconsapevolmente un aiuto psicologico.

Sul finire dell’adolescenza, nella mente di un giovane dovrebbe essersi maturato un progetto di vita, l’ormai adulto dovrebbe riuscire a prendere delle decisioni e accettarne le conseguenze. Tirando le somme, dovrebbe essere già pronto ad abbandonare questa terra di mezzo ed incominciare la sua vita di adulto. Ma tutti quei genitori o quegli adulti stessi che giudicano un adolescente, sono a conoscenza di quanto questo periodo possa essere difficile e pieno di punti interrogativi? Perché purtroppo le problematiche, non si fermano solo a quelle sopracitate. (Caterina P.)