Non è la “rivoluzione” di un intero quartiere ma poco ci manca. E così dopo i malumori della VI Circoscrizione, dove alcuni consiglieri sono tra i protagonisti della raccolta di firme per staccarsi dal Comune di Messina e costituire una nuova

realtà amministrativa, anche il I Quartiere – altra periferia dell’impero – punta i piedi e lancia un durissimo
affondo contro l’Amministrazione comunale. A firmare il documento al veleno sono nove consiglieri bipartisan (Pippo Leonardo, Domenico Galardi, Giovanni Viola, Giuseppe Merlino, Mario Crottogini, Eduardo Rodilosso, Domenico Allone, Pietro De Salvo e Francesco Irrera), ma l’atto è condiviso anche da numerosi cittadini. I consiglieri lamentano «la scarsa attenzione rivolta alle innumerevoli criticità del territorio, il mancata decentramento delle funzioni».
Ed elencano i tanti problemi che attanagliano il territorio. «Cosa è stato fatto per il dissesto idrogeologico del territorio? – si chiedono – Come mai tanti ritardi per i progetti per le opere di protezione dei villaggi quali Mili S. Marco e Mili S. Pietro. Abbiamo chiesto una riperimetrazione della Zps, cosa si aspetta? Quali interventi di pulizia degli alvei nei torrenti ricadenti nel nostro territorio, importanti per il deflusso delle acque? E il rifacimento delle briglie?».
Ma nel mirino ci sono tanti aspetti di mala amministrazione. A cominciare dalla viabilità caotica «nelle ore di punta e nei prefestivi sulla SS 114, tratto antistante il centro commerciale Tremestieri, con notevoli problemi in caso di emergenze. E come si può giustificare – si chiedono ancora i consiglieri – la scarsa manutenzione delle strade con l’evidente stato di degrado in cui versano, che contribuisce negativamente sulle casse comunali, vedi i numerosi rimborsi per incidenti stradali o accidentali dovute alle innumerevoli buche esistenti. Per le vie cittadine c’è la soluzione con gli introiti dell’ecopass, e per quelle della zona sud? Si è tante volte riproposto il problema dei cimiteri; mancanza loculi, camere mortuarie, il consiglio si è espresso sull’ampliamento del cimitero di Larderia ad oggi tutto fermo; per quello di Mili S. Marco, il muro perimetrale necessita di una maggiore attenzione per un precedente smottamento sottostante dovuto al convogliamento errato delle acque meteoriche che dallo stesso cimitero si riversano nei terreni sottostanti».
Da un problema all’altro. «Il Palazzetto di Mili – scrivono i nove – è una grande incompiuta. Potrebbe essere la valvola di sfogo, vista la mancanza di centri per aggregazione, per tanti giovani che hanno il desiderio di avvicinarsi allo sport. Manca una seria progettazione per una attenta rivalutazione del territorio con percorsi turistici che potrebbero essere volano di sviluppo dell’economia locale dando la possibilità di far conoscere le meravigliose realtà storiche esistenti nel territorio: la chiesa Normanna S. Maria a Mili S. Pietro, il convento di S. Placido Calonerò e tante altre bellezze che non vengono sfruttate come meritano. Un territorio abbandonato come si può notare con la mancanza di arredi urbani, che rende squallida la circoscrizione, così come bisogna sottolineare gli enormi disagi che i diversamente abili debbono subire con le tante barriere anche mentali che quotidianamente interferiscono nella loro esistenza».
La conclusione è presto fatta. «Questi citati non sono altro che una piccola appendice ai tantissimi problemi esistenti nella nostra circoscrizione e che purtroppo attendono positive risoluzioni, da parte nostra, in qualità di consiglieri, ma soprattutto dalla cittadinanza che ormai è stanca di aspettare e di sentire le facili promesse dei nostri amministratori. In chiusura ci chiediamo se a queste condizioni ha ragione di esistere il consiglio circoscrizionale? Noi coscienti del fatto di aver espletato il mandato conferitoci con coscienza, allo stesso tempo chiediamo a coloro che dovevano dare le giuste risposte, se ritengono di aver dato il massimo per meritare, chi il premio per raggiungimento obiettivi e chi la stima di tutti coloro che hanno riversato la fiducia con il proprio consenso elettorale. I fatti mostrano la triste realtà».

Gazzetta del Sud – Mauro Cucè

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