Lo sfogo, forse giusto o forse no di una mamma che lavora e si ritrova con Leonardo, come tantissimi altri bimbi, che deve stare a casa anzichè poter frequentare la scuola dell’infanzia: <<Si avete letto bene e no non ho sbagliato a scrivere, è ciò che ora mi preme gridare, urlare a tutto e a tutti. Sono una mamma che lavora, sono una mamma che vive in zona rossa, sono la mamma di un bimbo di due anni e mezzo che quando gli dico di prepararsi per uscire, dopo essersi infilato il giubbotto va a prendersi il carrellino con lo zainetto, perché pensa che andrà a scuola e non al supermercato o in farmacia .


Sono la mamma di Leonardo, un bambino a cui è stato negato giocare con i suoi amichetti a scuola, luogo da mesi sterile, composto da classi con non più di 7 o 9 bambini, che colorano sempre con gli stessi pennarelli e si divertono sempre con gli stessi giochi e sempre disinfettati, che non conoscono i veri volti delle loro maestre, non vanno più a mensa per il pranzo ma usano gli stessi banchi dove pochi minuti prima hanno colorato, sono quei bambini che alla vista dell’amuchina o di un qualsiasi altro disinfettante allungano le manine pronti a strofinarle per bene “sopra e sotto”.

Sono una cittadina infuriata, con chi non capisce il valore dello “stare a casa”, vivo in zona rossa ma chiunque qua pensa di essere ancora in zona gialla o addirittura bianca.


Vedo gente che passeggia senza una meta, per carità la passeggiata per quanto consentito ci sta pure, ma non con amici che poi si conclude, per la troppa stanchezza e per la non più tolleranza della mascherina, a sedersi in gruppo su una panchina nella piazza centrale del paese e chiacchierare come si faceva una volta, nell’ormai lontano 2019.
Ma la cosa che mi fa più rabbia è che alla gente è permesso andare a comprarsi le mutande e le calze, si perché i negozi di intimo sono aperti. Quindi se ho capito bene, posso andare con una mia amica, fissarmi un appuntamento al negozio di intimo per comprare una canottiera o un paio di collant, scattarci un selfie, chiacchierare, ma mio figlio non può andare a scuola con gli altri bambini.

Bene, si fa per dire, non mi sta bene, non mi sta bene immaginare la scuola di mio figlio, spoglia delle urla dei bambini quando si divertono e si rincorrono, che urlano mamma o papà quando la maestra li accompagna verso la porta d’uscita, quando li accompagna per prendere il libro atto allo studio di tutto ciò che in una scuola d’infanzia si dovrebbe normalmente studiare.

Sentirmi dire che lui vedrà i suoi compagnetti attraverso uno schermo, che faranno il lavoretto della festa del papà ognuno a casa sua e con le spiegazioni della maestra attraverso un microfono, che sarà in DAD a due anni e mezzo, ma come cavolo glielo spiego?

Chi gli ridarà questi anni indietro? Che male facevano loro all’asilo? Mentre i “grandi” saranno in giro a fare scorta di una certa tipologia di intimo che fino al giorno prima dell’inizio della zona rossa non avevano evidente bisogno.
I bambini per potersi vedere useranno una webcam. Non mi sta bene!!!!>>

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