davL’Università degli Studi di Messina custodisce una preziosa pinacoteca di cui non tutti sono a conoscenza: quadri risalenti al periodo che va dal Quattrocento alla contemporaneità, con una particolare sezione di dipinti raffiguranti il porto della città in vari periodi storici antecedenti e successivi ai devastanti terremoti che ne hanno mutato l’immagine nei secoli.

Ma è la sezione archeologica il fiore all’occhiello dell’antico ateneo, con una contenuta ma multiforme collezione di reperti vetusti: ceramiche in bucchero, vasi etruschi, brocche, monete e molto altro sono esposti nelle teche poste nel plesso centrale dell’università, atte a mostrare reperti antichissimi che risalgono sino all’ottavo secolo avanti Cristo.

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La prima teca racchiude della ceramica mista italica, che rievoca decorazioni greche. Tra i reperti esposti vi sono: alcune brocche etrusco-laziali, oinochòe dalla bocca trilobata, anforette con decorazione a doppia spirale, kantharos con decorazioni a meandro, una pisside e resti dalla dubbia funzione, identificati come piatti oppure come coperchi.

La seconda teca mostra reperti provenienti da Corinto, una delle città più floride della Grecia, le cui ceramiche presentano decorazioni vegetali o zoomorfe. Vi sono esemplari con figure nere risalenti al VI secolo a.C., due ariballi, quattro Lekythoi, una pisside e kylikes in miniatura dalla funzione probabilmente decorativa. Inoltre sono custoditi grandi crateri e vasi dalla rappresentazione di figure antropiche: divinità, cavalieri, donne e figure mitologiche come satiri e menadi.

Nella terza teca è visibile ceramica attica del V secolo a.C., rinvenuta durante degli scavi in diverse tombe etrusche: interessanti i Lekythoi a figure rosse, un cratere a colonnette ed uno a calice, un tempo utilizzati per mescolare il vino con l’acqua. Presenti anche esempi di ceramica siceliota imitante quella attica, con un piatto da pesce e due kylikes arricchite da decorazioni di fiori di loto.

davLa quarta teca custodisce delle piccole teste scultoree provenienti da santuari dedicati a divinità femminili: la più interessante ed ampia è una testa femminile con un copricapo tipico delle grandi madri. Di esse purtroppo non si hanno altre notizie, eccetto il periodo a cui risalgono (VI-V sec. a.C.).

Conclude il percorso la Collezione numismatica di Bartolo Baldanza con monete che risalgono fino al III secolo a.C. È una raccolta di grande pregio che include monete bizantine, normanne, sveve, angioine, aragonesi, spagnole e sabaude, nonché due monete dei conti di Champagne e due monete urtuqidi.

Insomma, è un rapido viaggio nell’archeologia attraverso una raccolta limitata ma riccamente variegata.

Cristina Trimarchi

 

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