Il Cesv – Centro Servizi per il Volontariato di Messina – con il suo presidente, professore Antonino Mantineo, il suo Direttivo e l’Assemblea dei soci, formata da associazioni di Messina e provincia – “chiede ai politici che si candidano alla Regione Siciliana, come presidenti e come deputati regionali, di impegnarsi per una svolta culturale nelle politiche sociali in Sicilia e per un riconoscimento dell’azione del volontariato, nell’ottica del confronto fra istituzioni e volontari e nel segno della collaborazione tra governo regionale, Assemblea e volontari, affinché la Regione riconosca il volontariato come uno degli attori sociali con il quale costruire, nella nostra regione, un welfare municipale e comunitario orientato ai bisogni dei cittadini. Basta con i tagli sociali, riduciamo gli sprechi e i privilegi e mettiamo i giovani e il lavoro tra le priorità della prossima legislatura”.

 “In linea con quanto deliberato nel corso della Convention regionale del volontariato, a Terme Vigliatore nel 2008, e con quanto espresso nel corso del seminario regionale dei tre Centri di Servizio per il Volontariato siciliani (Cesv, Cesvop e Csv Etneo), il Cesv Messina e le sue associazioni socie chiedono ai futuri amministratori e parlamentari della Regione Sicilia una profonda inversione di tendenza nel Welfare e nel rapporto fra istituzioni e volontariato”.

 Afferma il presidente del Cesv Mantineo: “Veniamo da anni difficili. Dopo l’approvazione nel ’94 della legge sul volontariato in Sicilia, sono stati persi molti strumenti previsti da quella stessa legge nell’ottica dell’opera di sensibilizzazione, promozione e proposta. Mi riferisco alla fine sotto silenzio dell’Osservatorio regionale e della Conferenza regionale del volontariato. Adesso appare ancora più necessario, in questo periodo di profonda crisi, che il volontariato non svolga azione di supplenza e di riparazione dei danni prodotti nelle comunità dai tagli ai servizi sociali, all’assenza di politiche per il lavoro, per la casa e per la sicurezza dei territori. Il volontariato si vuole appropriare di un ruolo politico per elaborare insieme ai cittadini, alle forze sociali, alle forze del lavoro e ai movimenti, idee che innovino le politiche sociali e che le mettano al centro delle politiche pubbliche.

Non si possono tollerare che i tagli finanziari partano dalle spese sociali, in una Regione che ha estremo bisogno di significative politiche sociali. Da troppo tempo mancano gli interlocutori politici e molte facce di quelli che si stanno candidando appaiono già vecchie, negli stili, ma soprattutto nei metodi e, purtroppo, anche per l’assenza di requisiti etici, essendo invischiati in vicende giudiziarie.

 In particolare, chiediamo che le politiche sociali non si risolvano nell’assistenzialismo o, peggio, nella clientela. Il welfare costituisce un autentico motore di sviluppo e, da parte sua, il volontariato più maturo, per svolgere la sua funzione politica di soggetto per il cambiamento e di pungolo per le istituzioni, in una visione di lungo periodo, ambisce ad avere un rapporto non subordinato a favori e concessioni con le istituzioni regionali”.

 

 

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