Proseguono con successo le esposizioni pittoriche al «Kafkart», dove l’artista Vittoria Arena in un atteggiamento di puro mecenatismo offre a tutti gli artefici delle arti figurative uno spazio rilevante, nel quale offrire loro visibilità grazie anche all’apporto del fotografo Antonio De felice, sempre attento alle manifestazioni culturali. Sabato scorso è stata la volta del pittore Carmelo Cacciola, esponente del panteismo pittorico, le cui opere sono una commistione di surrealismo e classicismo d’ispirazione prevalentemente caravaggesca. Dopo il saluto della titolare Vittoria Arena, la quale ha sottolineato l’importanza di far crescere la sensibilità artistica nel capoluogo peloritano con particolare attenzione verso le giovani generazioni, è stata la volta dell’Arch. Nino Principato, autorevole voce storica peloritana.

Egli ha sottolineato l’iperrealismo nella figura, comprimaria dinanzi al protagonismo della natura. In tutti i contesti raffigurati emerge la filosofia del panteismo, con cui la divinità è intrinseca in ogni entità animata ed inanimata. Fra gli oggetti rappresentati assume una particolare valenza simbolica il melograno, identificato nell’immaginario della Cristianità come la Vergine Maria, retaggio comunque della religione pagana legata ai riti eleusini, allorquando i sacerdoti erano coronati dalle fronde del melograno, elevato a simbolo di potere universale e resurrezione umana.

In quasi tutti i dipinti di Cacciola vi è un atto di riverenza al Caravaggio, di cui egli raccoglie il pathos manifestato dal cromatismo buio o oscurato degli sfondi. Degna di nota è l’invenzione del tubicino dal colore primariamente blu, oggetto di svariate interpretazioni dai critici artistici: infatti, alcuni vi vedono il soffio vitale di Dio, altri un’immagine fallica o un canale vaginale.

L’animatrice museale, dott.ssa Laura Mauro, ha definito Cacciola il «pittore segreto», caratterizzato da molteplici espressioni, che si materializzano, data la sua infusione amorosa per quanto realizza nella tela attraverso una linfa vitale capace di far lievitare gli esseri al centro del quadro.

Cacciola adopera una straordinaria limpidezza e ciò, che rappresenta, dispone di un’ombra propria, come se la divinità fuoriesca dal medesimo motivo ritratto. A corroborare il suo panteismo concorre perfino la cornice grezza, nucleo dal quale convergono tutti i processi evolutivi, che trovano il suo culmine perfettivo nel centro della tela. La realizzazione delle sue opere è frutto di un’ispirazione inconscia senza tavolette preparatorie nel tentativo pienamente riuscito di far conoscere i suoi sogni e la sua visione di vita ad una realtà attuale priva di ideali e di valori.

 Foti Rodrigo

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