“Le ali del cigno”, pubblicato dalle edizioni Ursini di Catanzaro e dedicato alle vittime del lavoro, è il nuovo libro di Tina d’Agostino che sarà presentato il 16 ottobre nell’ambito della 61ª Giornata Nazionale dell’ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro). La presentazione del volume aprirà i lavori della cerimonia civile programmata alle ore 11,30 nella Sala Consiliare della Provincia. Ad introdurre l’incontro sarà il presidente della sezione ANMIL di Vibo Valentia, Michele Caridà.

Il raduno degli invalidi è previsto invece alle 9,30 in Piazza San Leoluca, mentre alle ore 10,00, nel Duomo di Santa Maria Maggiore, mons. Giuseppe Fiorillo celebrerà una Santa Messa in memoria delle vittime di incidenti sul lavoro.

Alla cerimonia, i cui lavori saranno coordinati da Raffaele Blandino della segreteria regionale Cisl, parteciperanno, tra gli altri, il Vice Prefetto Vicario, Stefania Caracciolo, il senatore Francesco Bevilacqua, il sindaco della città, Nicola D’Agostino, il presidente della Provincia, Francesco De Nisi, l’assessore regionale al Lavoro, Francescantonio Stillitani, e numerosi altri esponenti del mondo politico, sindacale e della società civile.

Premiata di recente alla terza edizione del “Vivarium”, per Tina D’Agostino la poesia è un modo “per comunicare agli altri il vero “io” che c’è dentro ognuno di noi, lasciando a chi legge “la libertà di coglierlo o meno, senza avere la pretesa di insegnare niente, ma solo di dare uno spunto di riflessione a tutti”.

Significativa, in questa occasione, è stata la sua idea di dedicare il volume all’Anmil “e a chi – dice – del proprio lavoro ne fa una missione”.

Tina D’Agostino dimostra di possedere la gioia del dire e di ascoltarsi, del suggerire e soprattutto di mettersi in discussione, sempre e comunque, allo scopo di dare consistenza alle proprie idee, alle proprie emozioni, alle proprie delusioni e alle collaterali accelerazioni in direzione della luce.

C’è in questo volume, inserito dalle edizioni Ursini nella collana “Le farfalle”, una vena di malinconica accettazione del tempo che ci sfugge di mano, troppo in fretta e senza che ce ne accorgiamo, una marcata adesione alle tematiche del lavoro, un insieme di domande che rimangono, quasi sempre, prive di risposte concrete per quanti si attendono giornate di pace, di tranquillità, di serenità e di aperture affettive.

D’Agostino traccia e scolpisce, con parole calde che nascono da esperienze vissute e con il pennello della sua grande sensibilità, pensieri che invocano l’oblio; e lo fa senza dimenticare che dietro l’angolo c’è sempre il buio o quantomeno la penombra. Lei si sente piccola e fragile in attesa del resoconto di tutta una esistenza, di quel tramonto che la condurrà nell’Oltre. Una poesia, dunque, che parte dal profondo, che sa esprimere dimensioni fenomeniche del proprio io e coniugare spontaneità ed humanitas illuminante, quella humanitas che dovrebbe essere alla base di tutte le componenti del mondo del lavoro.