(Nella foto l’ingresso di Villa Cianciafara – Foto dal web) – All’interno dell’articolo foto e video di MessinaSud.com –  Strettissimo il legame tra Messina e le antiche famiglie Cianciafara e Mallandrino, un rapporto di amore tangibile soprattutto nelle opere architettoniche frutto dell’impegno che Giuseppe Mallandrino, ingegnere, architetto e ispettore della Belle Arti, nato nel 1882, profuse nella ricostruzione della città dopo i disastrosi eventi del terremoto del 1908 e della Seconda guerra mondiale.

Ne ha tracciato un puntuale profilo il nipote, ingegnere Giuseppe Amedeo Mallandrino Cianciafara, ieri, dando il via ad una serie di iniziative nel suo nome, nell’ambito della Settimana della cultura promossa dall’assessorato regionale dei Beni culturali.
L’incontro ha avuto luogo nella sala “Filippo Cianciafara”, un ex frantoio che nel 1989 fu trasformato in accogliente salone.
La villa, sorta nel ‘700 su una costruzione di epoca medievale, acquistata dai Cianciafara nel 1875 – ci ha spiegato l’ing. Mallandrino – oggi ha intorno 18 ettari di terreno; all’origine si estendeva su 1150 ettari dal mare fino alla frazione Monalla di Zafferia. È articolata tuttora in due corpi: uno sul retro riservato alla famiglia e l’altro, sul fronte, destinato alla vita mondana. Parlando del nonno, ha detto della sua formazione tecnica cui si affiancava una profonda componente umanistica e artistica maturata nella ricca biblioteca di casa.
«Apparteneva ad una borghesia illuminata, cerniera tra una moltitudine povera e ignorante e una classe privilegiata; una borghesia solida, fiera, che tra l’800 e il ‘900 rappresentò l’asse portante della società».
«Era un illuminista – ha continuato – non incline al compromesso e alla tolleranza. Molto preciso e attento, col passar degli anni, divenne più dolce e più affettuoso».
È intervenuta, quindi, l’architetto Mirella Vinci, dirigente dell’Archivio storico della Soprintendenza ai Beni culturali di Messina che ha coordinato la selezione dei documenti di archivio che attestano l’appassionato lavoro dell’ing. Mallandrino. Questi documenti, insieme a tutti quelli reperiti dal nipote e da altri membri della famiglia, sono esposti al pubblico da oggi al 22 aprile. Si tratta di documenti e foto di grande interesse, come quelli del progetto di restauro del Monte di Pietà per adattarlo a museo, del 1947, quello del museo nazionale, documenti relativi a interventi eseguiti fra il 1930 e il ’50 e progetti di ingegneria militare.
All’ingresso della villa si può visitare la mostra Bibliobus promossa dal Rotary club che espone libri di indubbio valore appartenuti a Giuseppe Mallandrino. Lo storico Giovanni Molonia si è soffermato, poi, con l’ausilio di diapositive, sulla Cattedrale e le altre chiese di Messina, ricche di elementi decorativi, martoriate dal sisma del 1908, e sulla situazione drammatica in cui Mallandrino si trovò ad operare per recuperare le opere d’arte, o meglio, quanto di esse restava, mentre si avvertiva impellente l’esigenza (Piano Borzì) di dare case ai sopravvissuti.
Molonia ha battuto l’accento sulla relazione che egli fece nel ’47, testimonianza realisticamente cruda, vibrante denuncia delle azioni di approfittatori e speculatori che, nelle calamità, accrescono lo scempio. È seguito il dibattito e, infine, l’esibizione degli allievi del Conservatorio Corelli.
Gazzetta del Sud – Anna Maria Crisafulli Sartori

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Foto e Video di MessinaSud.com

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