signorino 12La scadenza per l’approvazione del piano di riequilibrio accresce l’interesse verso i suoi contenuti e incrementa la sua discussione anche verso l’opinione pubblica. È un bene, perché così i cittadini vengono messi a conoscenza delle strategie attraverso cui diventa possibile evitare il dissesto della città, coi danni agli interessi sia pubblici che privati che ne deriverebbero. È opportuno però che la descrizione che del piano viene fatta ne rifletta in maniera corretta contenuti e misure, altrimenti si veicolano messaggi sbagliati. Può capitare, ed è bene intervenire a chiarimento. Ad affermarlo Guido Signorino, Vicesindaco al Comune di Messina.

 Il comunicato dell’avv. Versaci, coordinatore dei DR, – prosegue l’Assessore – da un lato chiarisce le motivazioni che hanno indotto il suo gruppo a chiedere di votare il piano di dismissioni ed eventualmente i contratti di servizio ATM e AMAM prima del piano di riequilibrio. Da un altro lato, però entra nel merito del piano esprimendo auspici che, in realtà, sono già parte integrante di quanto approvato dal Consiglio Comunale il 2 settembre. Mi riferisco ad almeno quattro punti apparentemente obiettati:

1) Il piano di riequilibrio non si basa sull’incremento della pressione fiscale. Nel piano le maggiori entrate tributarie pesano appena per il 16,5% del totale ed hanno un carattere di equità, fondandosi sul contrasto all’evasione fiscale e sulle rendite immobiliari: ad essere attenzionati non sono i “soliti noti”, ma i furbi e le rendite (peraltro, in applicazione di leggi dello Stato che entrano in vigore indipendentemente dal piano di riequilibrio);

2) Il piano non mantiene una dinamica sostenuta per le spese correnti. Quasi i 2/3 del piano (290 milioni su 456) sono costituiti da economie e riduzione di spesa corrente: dal risparmio sul costo del personale (mantenendo stabilizzazione dei contrattisti e turn-over al 50%), al risparmio energetico, dalla riduzione dei trasferimenti al servizio pubblico dei trasporti, alla riduzione dei fitti passivi, ai minori costi per servizi;

3) Il piano non prevede nessun taglio alle spese di investimento (in realtà abbiamo trovato spese inesistenti per investimenti); al contrario, grazie agli interventi normativi voluti dalla giunta Accorinti la procedura del riequilibrio consente adesso di ottenere mutui anche per i comuni in predissesto proprio per i progetti di risparmio strutturale previsti nei piani di riequilibrio. In altre parole, sarà possibile investire anche in condizioni di difficoltà finanziaria proprio grazie al piano su quei progetti di investimento (es.: risparmio energetico, risparmio sui fitti passivi) in esso espressamente previsti;

4) Nella sua articolazione, il piano di riequilibrio prevede una ristrutturazione dei servizi pubblici locali orientata alla realizzazione di importanti economie di gestione e di scala, con l’accorpamento e la gestione interna di servizi attualmente spezzettati, con risparmi sugli oneri organizzativi (riduzione dei componenti di cda e degli organi di governo), collegati alla proposta di “multiservizi”.

Inoltre, con l’ormai famoso “articolo 43”, il piano di riequilibrio consente di introdurre nel sistema economico locale (tramite il saldo dei debiti entro pochi mesi dall’approvazione) una notevole capacità di spesa: almeno 75 milioni in poco tempo, costituendo una delle misure espansive di maggiore portata che si possano realizzare a beneficio dell’economia messinese. Insomma, col piano di riequilibrio, grazie alla nuova normativa, oltre alle economie sulle uscite pubbliche, si realizzano due importanti obiettivi: nuova capacità di spesa e investimenti in settori strategici di gestione. Naturalmente, questo impegna tutti a costruire altre opportunità e il miglioramento del quadro economico complessivo della città dovrà essere sostenuto dall’incremento di efficienza nella gestione del Comune e dall’azione politica convergente di tutti i soggetti responsabili per generare un clima capace di attrarre e di generare investimenti e significative ricadute sull’occupazione. Ma è proprio la procedura del riequilibrio, in alternativa al dissesto, che può offrire questa prospettiva alla città. E lo strumento proposto va esattamente in questa direzione.