{"id":73,"date":"2024-04-25T23:08:01","date_gmt":"2024-04-25T21:08:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.costajonicaweb.it\/guardavalle\/?page_id=73"},"modified":"2024-04-25T23:13:36","modified_gmt":"2024-04-25T21:13:36","slug":"le-torri","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.costajonicaweb.it\/guardavalle\/architettura\/le-torri\/","title":{"rendered":"Le Torri"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le torri costiere della Calabria<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito delle continue incursioni dal mare, Ferdinando I, figlio illegittimo di Alfonso d\u2019Aragona e succeduto al padre sul trono di Napoli, con l\u2019ordinanza del 12 novembre 1480 dispose la fortificazione delle coste del regno. Cos\u00ec, subito dopo la guerra d\u2019Otranto del 1480, il regno di Napoli si dot\u00f2 di una flotta da guerra e inizi\u00f2 a costruire tante torri costiere che entro il 16\u00b0 secolo se ne contavano ben 450.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Calabria ne deteneva il maggior numero: infatti, vi erano 69 torri in Calabria Ultra e 33 in Calabria Citra. Di tutte queste torri costiere, oggi soltanto 19 si trovano in condizioni statiche ed estetiche buone; la maggior parte delle altre (in parte distrutte) sono utilizzate come ricovero per pastori o come ripostiglio per attrezzi agricoli; alcune sono state trasformate in civili abitazioni ed altre in museo. Il litorale fu diviso in \u201cparanze\u201d; ogni \u201cparanza\u201d comprendeva un certo numero di torri: ad esempio la \u201cparanza\u201d di Reggio confinava con quella di Stilo, poi veniva quella di Squillace e cos\u00ec via. I paesi compresi nelle \u201cparanze\u201d dovevano pagare una tassa per la guardia delle torri. Nelle torri abitava una vedetta chiamata \u201cavallaio\u201d, che aveva l\u2019incarico di suonare la campana di allarme non appena si fosse accorto dell\u2019arrivo dei Turchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La campana era il segnale perch\u00e9 i contadini cercassero rifugio e perch\u00e9 le truppe accorressero per respingere l\u2019attacco o per impedirlo. Se l\u2019attacco avveniva di notte, il pericolo veniva preavvisato per mezzo di fuochi. Il compito delle torri era, dunque, duplice: quello di avvistamento dello sbarco delle orde turchesche e quello di difesa contro la loro penetrazione nell\u2019entroterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Le torri di Guardavalle<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Torri di allarme e torri di difesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le torri furono divise in torri di allarme e torri di difesa. Nel territorio di Guardavalle sorsero ben dodici torri, da cui il nome di \u201cpaese delle dodici torri\u201d dato al paese. Le torri di allarme sorsero nella marina, quelle di difesa nel centro del paese. Delle torri costruite nel paese fa menzione anche il card. Guglielm Sirleto: scrivendo, infatti, al Nunzio Apostolico di Napoli per raccomandargli di intercedere per il suo paese natale, il porporato afferma che i guardavallesi, nell\u2019attacco del 15 luglio 1569, si salvarono &#8220;tuggendo le alcune torri fatte dopo che gli anni passati patirono una simile rovina&#8221;. Se, come sembra evidente, il card. Sirleto si riferisce all\u2019incursione del 1555, allora bisogna dedurre che le torri all\u2019interno del paese furono costruite in poco pi\u00f9 di un decennio, cio\u00e8 tra il 1555 e il 1569.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le torri di allarme<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre di Caminise<\/strong> (o Torre Caminiti), cos\u00ec detta dal feudo su cui venne edificata, nota anche come torre Matrimona, aveva forma circolare ed era di propriet\u00e0 regia. Costruita a seguito dell\u2019ordinanza del 12 novembre 1480, era in funzione nel 1576: in tale anno era torriero il caporale Orazio Principato, mentre dal 1585 al 1587 risulta come torriero il caporale Alfonso Pavia. Altro torriero di cui si ha notizia \u00e8 il caporale Michele Brescia, che tenne l\u2019incarico nel 1605-1606. La torre fu assai danneggiata dal terremoto del 1638. Durante l\u2019occupazione francese fu compresa tra quelle utilizzate per l\u2019ordinamento doganale. Di essa non ci sono n\u00e9 disegni n\u00e9 fotografie: \u00e8 ricordata da tutti come un ammasso di pietre e di rovine. Nel 1955 le pietre lavorate e i grossi mattoni della torre furono utilizzati dal sig. Liberato Tedesco, attuale proprietario, per costruire la propria casa. Nell\u2019asportare il materiale, fu trovato uno scheletro d\u2019uomo e si scopr\u00ec anche che la torre aveva una scala in pietra con cui si scendeva sotto terra. Attualmente il posto dove sorgeva la torre viene indicato col nome \u201ctimpuni d\u2019a turri\u201d. Questo era un vero e proprio cocuzzolo, alto 91 metri s.l.m., capace di accogliere sulla sua sommit\u00e0 soltanto la torre. Il sig. Liberato Tedesco, per poterlo rendere seminativo, lo ribass\u00f2 due volte (nel 1985 e nel 1990) per un totale di una decina di metri: per questo motivo il \u201ctimpuni d\u2019a turri\u201d ha acquistato l\u2019attuale forma di collina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre di Vinciarello<\/strong> fu costruita da Vincio Spedalieri nel 1485. In quell\u2019anno, regnando a Napoli Ferdinando I d\u2019Aragona, donna Maria Brancaccia, signora della terra di S. Caterina e vedova del conte Alberico di Luvo, per volont\u00e0 espressa da questi nel suo testamento, diede il feudo rustico di Caminise a Vincio degli Spedalieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme col feudo, Vincio ebbe l\u2019obbligo di provvedere alla difesa del litorale contro le incursioni dei Turchi, e perci\u00f2 edific\u00f2 la <strong>torre Cavallara<\/strong> che noi oggi vediamo. Al piano terra vi era la scuderia per i cavalli, mentre al primo piano alloggiavano i soldati. Nel &#8216;700 le scuderie vennero trasformate in magazzini per l\u2019olio: alcune delle giare, in seguito, sono state sistemate all\u2019esterno, nel giardino della torre. Il fabbricato fu parzialmente distrutto nel terremoto del 1783 e poi ricostruito. Sul frontone \u00e8 murata un\u2019interessante lapide marmorea con la data del 1485 e sul passetto del ponte levatoio \u00e8 incisa la data del 1756. Accanto alla torre, verso sud, vi era una cappella dedicata a S. Pietro. Della cappella oggi restano la pala lignea con l\u2019immagine del Pescatore di Galilea, e la campana bronzea, datata 1785, di propriet\u00e0 dell\u2019avv. Vincenzo Spedalieri. La torre, nella spartizione dell\u2019eredit\u00e0 di Nicola Spedalieri, nel 1953 and\u00f2 alla figlia di costui, Giuseppina Spedalieri, maritata con l\u2019avv. Pasquale Princi. Da diversi anni \u00e8 adibita a civile abitazione. Vittorio Faglia, nella sua opera sulle torri costiere, cos\u00ec scrive della torre Vinciarello: \u201cLa torre sorge in zona ancora abbastanza protetta a mare e fortunatamente \u00e8 difesa da un parco di notevoli dimensioni. Sfiorata a monte dalla linea ferroviaria, che pure la protegge, \u00e8 minacciata su questo lato dal procedere dell\u2019insediamento urbano. La torre non era inserita nel sistema ufficiale di torri per la difesa costiera, tanto che la <strong>torre Caminise<\/strong> sorgeva a meno di un chilometro in linea d\u2019aria; aveva quindi funzioni di masseria e residenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La carta Rizzi Zannoni, che indica la <strong>torre Caminise<\/strong> su un cocuzzolo e rotonda, indica in piano e a base quadrangolare un Fondaco che potrebbe essere benissimo la torre Vinciarello\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le torri di difesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le torri di difesa o torri fortezze sorgevano tutte all\u2019interno del centro abitato. Avevano tutte le stesse caratteristiche: mura in pietra, base quadrata di circa 7 m., altezza media di 15 m. Erano costituite da stanze sovrapposte: in pratica, ad ogni piano corrispondeva una sola stanza. Forse, in caso di attacco, le persone che vi si rifugiavano abbandonavano un piano alla volta, ritirandosi nella stanza superiore e togliendo eventuali scale di legno. La forma quadrata e longilinea delle torri guardavallesi ha spinto qualcuno ad avvicinarle alle costruzioni turrite medioevali di S. Gimignano in Toscana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre Giordano<\/strong> si erge in tutta la sua imponenza a met\u00e0 del Corso Sirleto, mentre le facciate laterali sporgono su Via S. Carlo, Via Indipendenza e Via Progresso. Sul portone d\u2019ingresso fa bella mostra di s\u00e9, anche se un po\u2019 lesionato, un grosso stemma in travertino raffigurante l\u2019emblema nobiliare dei baroni Crea di Stilo. Questo privilegio fu riconosciuto alla famiglia Giordano perch\u00e9 nel 1700 una Clorinda Giordano spos\u00f2 uno della famiglia dei baroni Crea. L\u2019ingresso della torre \u00e8 posto sulla confluenza di Via S. Carlo e di Via Indipendenza. Le strutture architettoniche dell\u2019ingresso sono rimaste sostanzialmente intatte con i contorni basali e laterali di pietra viva, mentre il grande portone in legno \u00e8 stato rifatto nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale. Nell\u2019androne dell\u2019ingresso si notano tuttora i grandi soffitti a volta e le pareti laterali che separavano da un lato le stalle per i cavalli e dall\u2019altro le cantine e i magazzini di deposito. Le scale di accesso al primo piano della torre (di propriet\u00e0 degli eredi del defunto dott. Gioacchino Giordano) mostrano chiaramente l\u2019impronta della tecnica costruttiva di origine romana, mediante la posa in opera di lunghi massi levigati di pietra viva per la sezionatura degli scalini. Intorno al 1930 ulteriori manipolazioni sulle strutture originarie apicali della costruzione hanno trasformato la cupola turrita, contrassegnata da merli e feritoie, in una terrazza con la cinta e i parapetti in muratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre Toscano<\/strong> sorge sotto la chiesa matrice, nella parte del paese che scende verso il Carmine, in Via della Luce. Originariamente terminava con una bella merlatura, visibile ancora fino a circa cinquant\u2019anni or sono. La torre fu parzialmente demolita nel 1948, dopo le lesioni causate da una scossa di terremoto nel 1947. Oggi \u00e8 adibita a civile abitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre del Crocco<\/strong> o del Greco era ubicata nella parte alta del paese, sopra il municipio vecchio, in Via S. Martino. Oggi \u00e8 del tutto irriconoscibile perch\u00e9 \u00e8 stata completamente trasformata, anche nella sua struttura esterna, in locale di civile abitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre Carafa<\/strong>, di propriet\u00e0 di Fabrizio Carafa (o Carrafa), dalla quale si poteva &#8220;guardare il passo principale della marina&#8221;, cio\u00e8 la mulattiera che dal Carmine portava al mare. Questa torre era imperfetta (cio\u00e8 non compiuta) gi\u00e0 nel 1569. \u00c8 ubicata in Via Grimaldi 79: \u00e8 stata completata ed \u00e8 abitata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>La torre Menniti<\/strong>, di cui ancora oggi si pu\u00f2 notare la costruzione in tutto simile alla torre Giordano, \u00e8 ubicata in Via Roma n. 8 ed ha la porta di accesso in Via Garibaldi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>La torre Riitano<\/strong>, che sorgeva all\u2019inizio di Via S. Carlo, \u00e8 stata distrutta intorno al 1950 non si sa per quale precisa ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre del Vaglio<\/strong> (d\u2019o vagghiu) \u00e8 attigua alla chiesa del Purgatorio, sulla destra per chi guarda la chiesa. Le sono state addossate altre costruzioni: per questa ragione non \u00e8 facilmente individuabile come le altre torri. \u201cVagghiC deriva dal francese antico \u201cbail\u201d = cortile del castello.<br \/>\nAd opera di chi sorsero queste torri? Dai nomi che ancora oggi hanno quelle del centro storico, sembra logico dedurre che siano state costruite dalle famiglie pi\u00f9 facoltose, da cui poi presero la denominazione che tuttora le contraddistingue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre di trasmissione dell\u2019allarme<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La torre di Nena<\/strong>, di cui si vedono ancora oggi i ruderi lesionati, sorge in aperta campagna, su un cocuzzolo, a met\u00e0 strada tra la marina e il centro abitato, in localit\u00e0 S. Bart\u00f2lo. Essa doveva servire sicuramente per ricevere il segnale dalla torre Caminise e trasmetterlo alle torri del paese: infatti la torre di Nena \u00e8 ben visibile sia dal centro di Guardavalle, sia dal Timpone della Torre. Delle altre due torri non rimane assolutamente nulla, neanche il nome.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le torri costiere della Calabria A seguito delle continue incursioni dal mare, Ferdinando I, figlio illegittimo di Alfonso d\u2019Aragona e succeduto al padre sul trono di Napoli, con l\u2019ordinanza del 12 novembre 1480 dispose la fortificazione delle coste del regno. 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