{"id":65,"date":"2024-04-25T18:56:32","date_gmt":"2024-04-25T16:56:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.costajonicaweb.it\/guardavalle\/?page_id=65"},"modified":"2025-10-07T17:34:10","modified_gmt":"2025-10-07T15:34:10","slug":"architettura","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.costajonicaweb.it\/guardavalle\/architettura\/","title":{"rendered":"Architettura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Architettura e opere d\u2019arte nel campo civile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle costruzioni di uso civile di antica data domina il granito e il ferro battuto, lavorati da abili artigiani serresi che a Guardavalle, come in altri paesi della Calabria, hanno lasciato un ottimo ricordo di buon gusto e di grande abilit\u00e0. Nel centro storico, infatti, sono rimasti intatti almeno 35 portali variamente lavorati, risalenti al tardo \u2018700 e ai primi decenni dell\u2019800.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tale proposito, in uno scantinato ubicato nell\u2019attuale <strong>Via Roma n. 12<\/strong> si pu\u00f2 leggere, incisa nel granito, la data del 1773: sicuramente \u00e8 il locale dove soggiornarono gli scalpellini di Serra durante l\u2019esecuzione dei vari lavori in granito<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il palazzo Criniti<\/strong> ha il suo ingresso su <strong>Via Marconi<\/strong> e si articola in lunghezza. Oltrepassato un bel portale in granito, si sale alla porta di casa, sormontata dalla testa di un angelo e dallo stemma marmoreo di famiglia: un leone rampante su monte a tre cime, sovrastato da una stella. Sotto lo stemma, quasi illeggibile, la data del 1492.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al piano d\u2019ingresso la zona giorno e la cucina; in una stanza ci sono alcune pitture al soffitto con scene di vita d\u2019ogni giorno. Ultimamente sono state eliminate le tramezzature e una stanza \u00e8 ritornata alla sua forma originaria. Il piano superiore \u00e8 ancora oggi arredato con pezzi originali del 1800.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il palazzo Salerno<\/strong> sorge nel piazzale della chiesa matrice. Sul portale spicca lo stemma di famiglia: un leone rampante con corona e due stelle in alto ai due lati. Sotto il balcone, quasi invisibile, un\u2019iscrizione: D. FRANCESCO SALERNO 1859. Certamente \u00e8 una data relativamente recente: infatti, secondo il parere dello storico Lobstein, il palazzo \u00e8 una costruzione cinquecentesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terremoto del 1659 rase al suolo la parte opposta all\u2019ingresso, che poi venne ricostruita; la parte superiore di essa termina con un grande terrazzo di circa 120 mq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di grande pregio le quattro colonne monolitiche situate ai due lati dell\u2019ingresso. Nell\u2019androne d\u2019ingresso due volte a crociera con mattoni in foglio. Una grande scala a due rampe in granito porta ai piani superiori, dove erano sistemate le camere da letto, gli studi e i vari salotti e sog\u00adgiorni. All\u2019ultimo piano, nel sottotetto, erano situate le cucine. Nel sotto\u00adtetto c\u2019era anche la camera del sarto, dove il sarto lavorava a giornata per cucire gli abiti dei vari componenti della famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il palazzo Sirleto<\/strong>, del \u2018600, \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 imponente di tutti i palazzi di Guardavalle, anche se la sua costruzione non fu mai completa\u00adta: un\u2019ala \u00e8 rimasta a cielo aperto e un alto e lungo muro, che corre lungo l\u2019attuale <strong>Via S. Carlo<\/strong>, fa supporre che il palazzo doveva allacciarsi alla chiesa omonima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle varie epoche fu chiamato in diversi modi: in origine, a motivo della vicina chiesa, fu chiamato palazzo S. Carlo; nella prima parte dell\u2019800 fu chiamato semplicemente palazzo; in seguito ebbe il nome di cantina ed infine, ai giorni nostri, palazzo Sirleto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul frantoio e sulle grandi cantine, che formano il piano terra, si alza\u00adno i piani superiori, abitati ancora fino a qualche decennio fa. Nell\u2019interno fa bella mostra di s\u00e9 un grande camino in granito, ben con\u00adservato, le cui alte volte sostengono i primi due piani del palazzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1875 tutta la facciata del palazzo doveva essere rifatta in bugnato, con l\u2019eliminazione dei due balconi, sostenuti da grandi puntoni di grani\u00adto, e del cornicione in granito che corre lungo tutto il perimetro del palazzo. Il restauro, progettato dall\u2019arch. Parisi, per fortuna non fu mai eseguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un rogito del 12 novembre 1829, del repertorio del notaio Giuseppe lemma, residente in Gioiosa, don Gaspare Ametran\u00ed Sirleto originario di Gioiosa ma residente a Guardavalle, ricco proprietario anche in Stignano, Stilo e Caulonia, per aver riunito nella sua persona ingenti beni, \u201cspecialmente quelli derivati da don Pietro Paolo, don Ferdinando Sirleto e della defunta sua genitrice signora donna Giovanna Sirleto, dona irrevocabilmente allo stesso suo cognato don Vincenzo Agostini, tra vivi, in propriet\u00e0 ed in possesso la sua casa posta e tutto quanto esso donante possiede del locale detto la Piazza in Guardavalle con Palazzo e casa ivi diruta. In seguito, gli eredi dell\u2019Agostini e della moglie Mariangela Ametran\u00ed, cio\u00e8 Giuseppe, Errico e Nicolantonio, trasferirono, con istrumento del 19 gennaio 1871 del notaio Logozzo di Gioiosa, al medico\u2011fisico Pietro Pr\u00ednci fu Giuseppe, l\u2019intero fabbricato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una delibera del Consiglio Comunale di Guardavalle, risalente al luglio 1871, avente per oggetto: \u201cDiscutere se realmente il Comune ha diritti sul Palazzo detto del Cardinale Sirleto, ora acquistato dal Dott. Pietro Princi e deliberare quanto deve praticarsi al riguardo\u201d, apprendia\u00admo che un gruppo di guardavallesi, dilettanti di rappresentazioni, orga\u00adnizzava spettacoli teatrali in una sala del primo piano del palazzo, chiudendo una parte dello stesso palazzo nel periodo delle rappresentazioni. Ancora oggi, sul muro di fondo di questa sala, si notano resti di pitture scolorite dal tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il palazzo Spedalieri<\/strong> si affaccia sulla Piazza Immacolata. E\u2019 stato costruito in due momenti diversi: la parte che si affaccia sul fiume \u00e8 del \u2018600, mentre la parte che d\u00e0 su Piazza Immacolata \u00e8 del \u2018700. La facciata \u00e8 ad intonaco bianco con ornati baroccheggianti. Il portone d\u2019ingresso, in granito lavorato, reca l\u2019iscrizione \u201cD. PETRUS HOSPITALERIUS A. 1777\u201d. Lo stesso Pietro Spedalieri don\u00f2 la colonna in granito di Piazza Immacolata (datata 1783).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno, il selciato dell\u2019androne \u00e8 originario. La rampa sinistra della scala di accesso \u00e8 stata eliminata all\u2019inizio dell\u2019800 per accedere pi\u00f9 agevolmente al frantoio. Il cornicione del tetto \u00e8 stato rifatto nel 1938, beneficiando dei contributi dati per il terremoto del 1908.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019interno vi sono ampie stanze, tra cui una molto bella con tendag\u00adgi, sedie e divani del tardo \u2018700. Da questa stanza si accede ad un oratorio privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il palazzo dei Notari<\/strong> (<em>di propriet\u00e0 della famiglia Trua<\/em>) sorge su pian\u00adta trapezoidale, con ingresso sulla via Cavour. Oltre il portone, una gran\u00adde scala ad una rampa porta ai vari appartamenti. Molto articolato all\u2019in\u00adterno, tanto da sembrare un labirinto, il palazzo \u00e8 oggi in stato di totale abbandono. Abitato dagli ultimi eredi fino a tempo fa, ha sub\u00ecto nel corso degli anni varie trasformazioni di adeguamento, ma la tipologia \u00e8 rimasta quella originale del \u2018600\u2011\u2019700. Si chiama ancora oggi \u201cPalazzo dei Notari\u201d perch\u00e9 \u00e8 stato abitato da diverse generazioni di notai della famiglia Trua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il palazzo Trua<\/strong>, del \u2018700, ubicato sulla sinistra della chiesa di S. Antonio, \u00e8 in stato di abbandono: attualmente \u00e8 abitato solo un apparta\u00admento. Molto bella la cisterna, di buona fattura anche le scale in granito che dalla strada portano ai piani superiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il palazzo Falletti<\/strong>, ubicato al lato della chiesa del Purgatorio, su Via Garibaldi, mostra al suo ingresso due belle colonne in granito monolitico e un bel portale sempre in granito. La facciata \u00e8 ornata con un bel bugna\u00adto, ottenuto dal sapiente uso di pietre e laterizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019interno si pu\u00f2 ammirare un bel cancello in ferro battuto, di pre\u00adgevole fattura, opera di artigiani serresi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il palazzo Rispoli<\/strong> si affaccia su Corso Sirleto. Oltrepassando un bel portale, una volta si accedeva ai locali del piano terra (<em>frantoio e magaz\u00adzini<\/em>) che oggi sono adibiti a negozi e hanno l\u2019entrata dal Corso. Sul cortiletto interno insiste una scalinata in granito che porta agli appartamenti situati al primo piano. Il palazzo \u00e8 di epoca ottocentesca. Dello stesso periodo e ad opera della stessa famiglia Rispoli \u00e8 l\u2019edificio costruito in contrada \u201ccoltura\u201d. La costruzione \u00e8 a pianta quadrata, con due torri cilindriche ai due lati d\u2019ingresso; sorge sulla cima di una collina che chiude verso est la conca in cui sorge Guardavalle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il palazzo Riitano, su Via S. Carlo, \u00e8 stato ristrutturato alcuni anni or sono; mostra un bel portale in granito che unisce il bugnato neoclassico a volute barocche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Architettura e opere d\u2019arte nel campo religioso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nella costruzione delle chiese il granito \u00e8 stato usato in abbon\u00addanza dagli scalpellini serresi. In granito era la porta della chiesa di S. Caterina, come in granito \u00e8 la porta principale e quella secondaria della chiesa del Carmine; in granito sono le arcate della chiesa di S. Carlo Borromeo; in granito sono pure la porta principale e secondaria della chiesa matrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avendo parlato dell\u2019architettura delle chiese gi\u00e0 a suo tempo, ci fer\u00admeremo ora a dare qualche notizia sulle statue e sui quadri a carattere religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Statue<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>S. Nicola<\/strong>: sicuramente proveniente dalla omonima chiesa. Si tratta di una statua lignea molto antica: lo si deduce dalla barba e dalle pieghe sti\u00adlizzate del camice. Alla base reca la seguente iscrizione: \u201c\u2026 Vitale Marco Rimito di S. Caterina 1843\u201d (<em>non \u00e8 certamente la data della scultura<\/em>). Attualmente la statua \u00e8 conservata nella chiesa matrice.<\/li>\n<li><strong>Cristo risorto<\/strong>: anch\u2019essa in legno, databile fine \u2018700. L\u2019iscrizione posta in basso dice: \u201cD. Giuseppe Carioti Priore Proc. e massaro Antonio Salerno Filipo Tassone, Pasquale Minniti scultore di Das\u00e0\u201d. La statua \u00e8 conservata nella chiesa matrice.<\/li>\n<li><strong>S. Caterina<\/strong>: in legno, opera serrese del \u2018600\u2011700. La santa \u00e8 molto bella nella sua imponenza. E\u2019 conservata nella chiesa matrice.<\/li>\n<li><strong>SS. Assunta<\/strong>: in legno, databile \u2018800. E\u2019 stata restaurata pi\u00f9 volte in malo modo. Degli angeli che fanno corona alla Vergine sono originali solo i due laterali in basso. E\u2019 conservata nella chiesa matrice.<\/li>\n<li><strong>S. Antonio da Padova<\/strong>: in legno, attribuibile al \u2018700. Si conserva nella chiesa matrice.<\/li>\n<li>Addolorata: si tratta di un manichino vestito. L\u2019opera, del \u2018700\u2011800, mostra un bel volto, segnato dal dolore. Si conserva nella chiesa matrice.<\/li>\n<li><strong>SS. Madonna del Rosario<\/strong>: anch\u2019essa \u00e8 un manichino vestito. Attribuibile al \u2018700 per le fattezze del volto. E\u2019 stata restaurata da Michelangelo Drosi negli anni \u201930. Si conserva nella chiesa matrice.<\/li>\n<li><strong>S. Francesco di Paola<\/strong>: si tratta di una statua molto bella, eseguita con molta attenzione ai particolari: ad esempio, si vedono benissimo le vene delle mani. Epoca \u2018600\u2011700. Si trova nella chiesa matrice.<\/li>\n<li><strong>S. Agazio<\/strong>: se ne \u00e8 gi\u00e0 parlato a suo tempo nelle pagine 141\u2011145.<\/li>\n<li><strong>S. Rocco<\/strong>: opera lignea dell\u2019800, attribuibile all\u2019artigiano Vincenzo Zaffino, di Serra S. Bruno. Si trova nella chiesa matrice, presso l\u2019altare principale, sulla destra.<\/li>\n<li><strong>SS. Immacolata<\/strong>: opera lignea dell\u2019800, attribuibile a Vincenzo Zaffino, di Serra. Si trova nella chiesa matrice, nell\u2019omonima cappella.<\/li>\n<li><strong>SS. Crocifisso<\/strong>: in legno, si trova nella sagrestia della chiesa matrice. Il Crocifisso \u00e8 scolpito a tutto tondo, con figura eretta e lineare, con la testa lievemente inclinata a destra. Notevoli deterioramenti all\u2019attacco delle braccia e sul retro. Nella mano destra mancano due dita e nella sinistra quattro. Su tutta la figura sono state sovrapposte, in varie epoche, patine di colore scuro. La croce \u00e8 stata sostituita recentemente. L\u2019opera \u00e8 della prima met\u00e0 del secolo 17\u2032 (8). Le misure: altezza m. 1,75, larghezza delle braccia m. 1,70.<\/li>\n<li><strong>SS. Crocifisso<\/strong>: a sinistra di chi entra nella chiesa matrice. Figura scolpita a tutto tondo e dipinta, con forte accentuazione delle ferite, col capo inclinato verso destra. E\u2019 lavoro del 19\u2032 secolo. Misura m. 1,40 in \u2011altez\u00adza, m. 1, 10 di larghezza alle braccia.<\/li>\n<li><strong>SS. Crocifisso<\/strong>: scolpito in legno a tutto tondo, con figura eretta lineare, la testa lievemente inclinata. E\u2019 stato trovato nel 1979 nei locali annessi alla chiesa di S. Maria di Maras\u00e0, nascosto sotto una spessa coltre di paglia. Sembra attribuibile al \u2018600; assomiglia a quello che si conserva nella sagrestia della chiesa matrice. E\u2019 stato sistemato nella stessa chiesa di S. Maria.<\/li>\n<li><strong>SS. Crocifisso<\/strong>: figura scolpita a tutto tondo\u2011nel legno e dipinta al naturale (ridipinta). Il capo \u00e8 reclinato sulla spalla destra. E\u2019 lavoro del secolo 19\u2032. Le misure: la croce (dell\u2019epoca) m. 1,70 x 1,00, il Cristo m. 1,00 x 1,00. Si conserva nella chiesa del Carmine.<\/li>\n<li><strong>SS. Crocifisso<\/strong>: in legno, del secolo 18\u2032, altezza cm 50. Di propriet\u00e0 della famiglia Spedalieri.<\/li>\n<li><strong>SS. Madonna del Carmine<\/strong>: si tratta di un manichino settecentesco. Gli abiti della Vergine e del Bambino sono molto preziosi: la stoffa \u00e8 lamina\u00adta in oro, in oro sono anche i ricami. Gli antichi ricami sono stati ripassati sull\u2019attuale nuova stoffa nel 1956 dalla ditta Serpone di Napoli. Prima della statua veniva venerato il quadro della Madonna del Carmine che si trova a destra della navata. Tale quadro, oggi molto dete\u00adriorato, potrebbe essere del \u2018600.<\/li>\n<li><strong>S. Lucia<\/strong>: in legno. Liscrizione recita cos\u00ec: \u201cPrima quani cernis est icon Michaele Amato civitatis Serrae sculpta sumptis Guardavallis pieta\u00adte A.D. 1852\u201d . La statua che vedi \u00e8 la prima scolpita da Michele Amato, di Serra, con le offerte dei fedeli di Guardavalle, nel 1852. Si conserva nella chiesa del Carmine.<\/li>\n<li><strong>S. Filomena<\/strong>: in legno. Si conserva nella chiesa del Carmine.<\/li>\n<li><strong>S. Giuseppe<\/strong>: si tratta di una statua lignea a mezzo busto. Si conserva nella chiesa del Carmine.<\/li>\n<li><strong>SS. Maria degli Angeli in Guardavalle Marina<\/strong>: la statua fu ordinata da don Leonardo Calabretta nel settembre 1971 allo scultore Conrad Moroder di Ortisei (Val Gardena, Bolzano). L\u2019opera ha richiesto quasi un anno di lavoro. Scolpita in legno di cirmolo (una pianta della famiglia delle conifere), la statua arriv\u00f2 in parrocchia il 24 luglio 1972 e dest\u00f2 l\u2019ammirazione di quanti la videro nella processione della prima festa.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quadri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trittico dietro l\u2019altare maggiore della chiesa matrice: il quadro centra\u00adle misura in. 3 x 2,20. Si \u00e8 in dubbio cosa rappresenti: secondo qualcuno \u00e8 l\u2019apoteosi di S. Agazio (con elmo e spada per terra), a cui la Madonna e il Bambino danno la palma del martirio, mentre un angelo porta al Santo una corona di fiori; a sinistra del quadro S. Pietro con le chiavi in mano, a destra S. Paolo con in mano la spada del suo martirio. Secondo altri, non si tratterebbe della glorificazione di S. Agazio, ma della Madonna Assunta in cielo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro piccolo di sinistra rappresenta S. Michele Arcangelo; in quello di destra non si riesce a vedere quasi nulla (un vescovo?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trittico \u00e8 attribuibile ad un pittore meridionale della prima met\u00e0 del secolo 17\u2032. Sulla cornice c\u2019\u00e8 lo stemma di un vescovo della famiglia Sirleto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Madonna del Rosario: pala d\u2019altare firmata e datata (1713) da Tommaso Martini di Bivongi. Si trova nella chiesa matrice di Guardavalle nella cappella omonima. La tela, di metri 2,55 x 1,70, \u00e8 con\u00adtornata dai quindici misteri. Riportiamo la descrizione che ne ha fatto Luigi Cunsolo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDue angeli, volanti al di sopra della testa di Maria Vergine, aprono un ricco, piegoso velario, che vuol figurare di aver nascosto la scena cen\u00adtrale: un angelo \u00e8 in piena luce, quello accanto \u00e8 dipinto in ombra. A tenere aperte le estremit\u00e0 del baldacchino ci sono alla nostra sinistra due serafini, a destra un angelo con le ali spiegate in atto di adorazione e col petto e con le braccia appoggiati sopra una nube che gli fa da paravento. Anche la Vergine sta seduta sopra le nubi e regge con la sinistra il Bambino vivacemente rivolto verso la santa a cui porge una corona del Rosario. Lo stesso fa la Vergine verso S. Domenico, che solleva la sini\u00adstra aperta verso la Vergine, come a significare che il dono gli \u00e8 gradito, mentre con la destra si accosta la corona alle labbra per baciarla con profonda riverenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste due mani dalla palma rivolta verso l\u2019osservatore stonano alquanto, anche se bene disegnate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A destra della Vergine un angelo reca in un vassoio, variato da luci ed ombre, un mucchio di rose, in atto di offrirle alla Madonna. Questa \u00e8 alquanto fredda nella sua rigida e statuaria compostezza e tale si mostra anche la Santa nella sua immobile inespressivit\u00e0. Regge un libro e dei gigli appoggiati a questo lungo il fianco sinistro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro la nuvola che sostiene la Vergine si scorge un angelo che bada ad un cane, dalla cui bocca sporge una fiaccola accesa: il simbolo dei Domenicani. Un altro angelo \u00e8 seduto sul gradino del primo piano e sor\u00adregge anch\u2019egli un vassoio colmo di rose, naturalmente allusive al Rosario. Di rose \u00e8 anche sparso il pavimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale la tela non abbonda di sentimento: un sincero senso di umile commozione mostra S. Domenico, mentre le altre figure sembrano \u2011 compresa la Vergine \u2011 assorte in pensamenti quasi estranei alla scena. Si nota, in tutti gli atti esterni, che questi vogliono creare una sintassi ordi\u00adnata: ma sono privi di quell\u2019intimo fuoco che, come la fiamma sul legno, deve trasfigurarsi in luce ed idealizzarli\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto l\u2019effigie di S. Caterina da Siena si legge a fatica il nome del committente: D. IOSEPH ROSSI PRI (priore o presbitero?) T. MARTINI P. MDCCXIII. L\u2019angelo alla destra di Maria potrebbe essere l\u2019autoritratto del Martini o di qualche familiare (<em>si nota bene la barba rasata<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stipo\u2011custodia per la statua di S. Giovanni Evangelista. E\u2019 uno stipo in legno con dorature e laccature verde scuro. L\u2019architrave reca un\u2019iscri\u00adzione: \u201cProcuratore Dominico Rossi 1696\u201d. Lo sportello, dipinto a tempera, raffigura S. Giovanni Evangelista che tiene nella destra la palma del martirio e nella sinistra un libro. Le pareti laterali sono di legno grezzo: lo stipo, quindi, era probabilmente collegato ad altre strutture. Proveniente dalla chiesa di S. Caterina e conservato attualmente nella chiesa matrice, lo stipo \u00e8 da attribuirsi all\u2019arte monastica della fine del secolo 17\u2032.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stipo\u2011custodia per la statua di S. Caterina d\u2019Alessandria. Si tratta di uno stipo ligneo con dorature e laccature verde scuro. Lo sportello, dipinto a tempera, raffigura S. Caterina che tiene nella mano destra la palma del martirio e nella sinistra un libro. Le pareti laterali dello stipo sono anche qui di legno grezzo. Lo stipo, proveniente dalla chiesa di S. Caterina e di identica fattura a quello per la statua di S. Govanni Evangelista, \u00e8 da attribuirsi all\u2019arte monastica della fine del secolo 17\u2032. L\u2019iscrizione che si pu\u00f2 leggere dice semplicemente: \u201cAnno Domini 1696\u201d. Si conserva nella chiesa matrice.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Carlo Borromeo: si trova nella chiesa del Carmine. Non \u00e8 in buone condizioni.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un prete (Prestinace o Prister\u00e0?): sulla porta della sagrestia della chiesa del Carmine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immacolata con S. Pietro e altro personaggio: porta la data del 1797 ed \u00e8 firmato da Pingera, della scuola di Mattia Preti. Di propriet\u00e0 della famiglia Spedalieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immacolata: si tratta di un quadro pi\u00f9 piccolo del precedente, dello stesso periodo. Di propriet\u00e0 della famiglia Spedalieri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Architettura e opere d\u2019arte nel campo civile Nelle costruzioni di uso civile di antica data domina il granito e il ferro battuto, lavorati da abili artigiani serresi che a Guardavalle, come in altri paesi della Calabria, hanno lasciato un ottimo ricordo di buon gusto e di grande abilit\u00e0. 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