feretro clandestiniIeri “Il Quotidiano” ha documentato il recupero in mare del giovane afgano di 15 anni annegato a pochi metri dalla battigia mentre tentava di raggiungere la riva per salvarsi, dopo essere stato buttato a mare forse dagli stessi scafisti che hanno portato sulla costa jonica oltre 50 clandestini. Il corpo del ragazzo è stato ritrovato da una motovedetta della Capitaneria di Porto di Soverato, al comando del Tenente di Vascello, Fabio Serafino: durante una perlustrazione subacquea nella zona dello sbarco, il tenente ha notato ad una profondità di 5 metri a 25 metri dalla battigia il corpo esamine del giovane. Il cadavere, privo di documenti, è stato recuperato dagli uomini della capitaneria e portato a riva, dove il medico legale Claudio Amirante, dell’Università Magna Grecia di Catanzaro ha effettuato un primo controllo esterno del cadavere. Sulla fredda bara di metallo è stato scritto “Guardavalle – ragazzo afgano- Borgo Rosso (la località dello sbarco)”. Oggi, presso l’obitorio dell’Università Magna Grecia di Germaneto sarà eseguito l’esame autoptico, per stabilire le cause della morte el giovane annegato nella speranza di arrivare alla “Ter – ra promessa”. Oggi quello sfortunato ragazzo ha un nome : si chiama Quazim Ahamad, nato l’11 gennaio 1995. Le notizie ci sono state fornite dal cugino, uno dei 50 clandestini ospitati nel centro d’accoglienza, insieme alla foto che, quando gli è stata comunicata la notizia della morte, l’uomo ha tirato fuori dal portafoglio. Nel vedere le immagini della nostra testata giornalistica quest’ultimo ha avuto una crisi di pianto. «La pubblichi in prima pagina sul suo giornale – ci ha detto piangendo -Il mondo si deve vergognare per la morte di un ragazzo di 15 anni fuggito dal suo paese martoriato da guerre inutili dove ogni giorno vengono uccisi dal regime uomini donne e bambini innocenti. Di questa morte innocente sono responsabili i grandi del mondo, lontani dal nostro dramma. Durante il drammatico viaggio parlavamo dei progetti da realizzare in un paese libero lontano dalle guerre. Il sogno si è infranto a pochi metri dalla riva. Addio Quazim, il tuo sorriso, i tuoi occhi azzurri resteranno nel mio cuore, e nel ricordo dei tuoi familiari distrutti dal dolore, rimasti in Afganistan». Intanto presso il comune di Guardavalle si è insediata l’Unità di Crisi, di cui fanno parte il Comune di Guardavalle, l’Asp- Napoli, i rappresentanti della questura – Sovrintendente capo Francesco Costa, la Prefettura, la guardia di finanza, la Protezione civile, i carabinieri, l’associazione di volontariato Misericordia di Soverato e la Croce rossa italiana. Nella riunione, il sindaco di Guardavalle, Antonio Tedesco e l’assessore ai Servizi sociali , Pino Ussia hanno fatto il punto della situazione del centro d’accoglienza realizzato nella scuola materna ubicata nel centro storico. «Ho visitato personalmente alcuni giovani – ha precisato Tedesco -e le loro condizioni sono buone. I clandestini hanno avuto la possibilità di farsi la doccia, di ricevere un pasto caldo, e indumenti arrivati anche da Montepaone, dall’associazione “Ra – mo della Speranza”. Al centro ha fatto visita, Nerina Renda, responsabile immigrazione della Prefettura, che ringrazio per la sua disponibilità. Una gradita visita è stata anche quella di Don Angelo Comito, direttore della Caritas Diocesana di Catanzaro, parroco di Guardavalle, che ha portato la solidarietà dell’arcive – scovo metropolita, Monsignor Antonio Ciliberti, e dato piena disponibilità a collaborare. Ringrazio i cittadini di Guardavalle, e quanti si stanno adoperando per esserci vicini in questo impegno di grande solidarietà».

Fonte: il quotidiano della calabria

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