Parliamo di un cuoco emergente, ma non per questo poco bravo, si tratta di Giambiero Menniti di Guardavalle (Cz) che inizia la sua carriera all’età di 14 anni studiando presso l’Ipsseoa di Soverato. Nel terzo superiore entra a far parte dell’associazione provinciale cuochi catanzaresi, di cui è presidente Domenico Origlia ( anche lui di Guardavalle), e poi anche alla federazione italiana cuochi.

Ciò gli consente di conoscere di partecipare a numerose manifestazioni e di conoscere chef celebri. Nella competizione della FIC ottiene la medaglia di bronzo con il team Cuochi Calabresi.

Gli avvenimenti si succedono. Partecipa a delle competizioni rappresentando l’istituto che all’epoca frequentava classificandosi la prima volta al terzo posto (concorso regionale tenutosi a Reggio Calabria) e la seconda la medaglia d’argento tra 21 istituti d’Italia ( tenutosi a Padova).  Motivato dalla passione per la cucina decide, dopo il diploma di iscriversi all’Alma ( scuola internazionale di cucina) per approfondire le conoscenze e formarsi al meglio.

Possiede una tecnica fenomenale, che applica in modo creativo. Come già fatto con la “Cuzzupa”, dolce tipico del luogo,  anche stavolta ho voluto dare risalto  ad tipico dolce Natalizio calabrese: la “Pizza e Natali”. Un dolce da forno, ad essere un dessert al piatto.

Giampiero Menniti anche in questa occasione rimane legato alla tradizione con questo dolce preparato dalle nonne calabresi e poi con la stessa cura incartato e regalato come dono alle persone care durante il periodo natalizio.

Esso è presente in tutte le provincie calabresi con diversi nomi e diverse preparazioni.

 Io – precisa il giovane Chef – nella mia rivisitazione ho voluto rappresentare la ricetta tradizionale guardavallese, che come tutti i dolci calabresi esso veniva preparato con ingredienti poveri. Ne sono la conferma i fichi fatti essiccare ed il mosto cotto preparato dopo il periodo di vendemmia.

Ecco perché veniva preparato proprio per festeggiare il giorno di San Martino. , Alla base c’è una frolla che avvolge un composto formato da uvetta, mosto cotto, mandorle, nocciole, noci, fichi secchi, buccia di arancia e mandarini, caffè e cioccolato fondente.  Si fa poi cuocere fatto cuocere in un contenitore di terra cotta sul fuoco a legna.

In questa mia rivisitazione – conclude Giampiero – troviamo alla base una salsa di fichi secchi, croumble aromatizzato alle mandorle, gelato al mosto cotto e uvetta sultanina, biscotto ai frutti secchi con all’interno una crema al caffè e cioccolato fondente, buccia di arancia e mandarino canditi.

In attesa di poterlo assaggiare formuliamo tantissimi auguri al giovane Chef per la sua carriera.