Emessa questa mattina dal Commissario Straordinario al Comune di Guardavalle Dott.ssa Costanza Pino un’ordinanza con la quale si vieta l’uso potabile dell’acqua erogata dalla rete idrica comunale sia a Guardavalle Centro e sia a Guardavalle Marina. Ciò a seguito degli esiti delle analisi di laboratorio effettuati su dei campioni di acqua prelevati dal laboratorio ISQ Bio Consulting in data 24.01.2013 e comunicati in data 31.01.2013, che evidenziano valori non conformi al decreto legislativo 31/2011 per quanto riguarda la concentrazione di Coliformi, E.coli e Ferro.

L’ordinanza precisa che è necessario, indifferibile ed urgente intervenire autoritariamente, vietando l’uso dell’acqua delle rete idrica comunale per il consumo umano ed inoltre stabilisce che:

  1. È FATTO DIVIETO DI UTILIZZARE L’ACQUA DELLA RETE IDRICA COMUNALE DEL CENTRO STORICO E DELLA FRAZIONE MARINA PER USO POTABILE E ALIMENTARE;
  2. LA STESSA ACQUA POTRÀ ESSERE UTILIZZATA PER I SERVIZI IGIENICI;
  3. AGLI UFFICI COMUNALI PREPOSTI LA PUBBLICIZZAZIONE DELLA PRESENTE PROVVEDIMENTO E L’AFFISSIONE DEGLI AVVISI DI NON POTABILITÀ NEI LUOGHI PUBBLICI, PRESSO LE FONTANE PUBBLICHE E LA PUBBLICAZIONE SUL SITO WEB DEL COMUNE.

Leggi o scarica il documento orgiginale dal sito ufficiale del comune:

Dati generali
Ente Comune di GUARDAVALLE
U.O.R. Mittente Ufficio Tecnico Comunale
Nr.atto 13
Data atto 04/02/2013
Oggetto Ordinanza di sospensione utilizzo acqua per scopi potabili.
Data pubblicazione 04/02/2013 Data scadenza 06/03/2013
Elenco Documenti (1)
  – Ordinanza 13.pdf

 

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Per saperne di più……… a cura della Redazione di CostaJonicaWeb

Cenni sulla qualità microbiologia delle acque destinate al consumo umano

Introduzione

L’Acqua è un bene prezioso ed essenziale per la vita di tutti gli organismi viventi, i quali, seppur in minore o maggior misura, hanno il loro metabolismo sottoposto a ricambio idrico e, quindi, ad interscambio di acqua con l’ambiente.

 

La Legge

A tutela dell’acqua destinata al consumo umano esiste una legge (D.P.R. 236 del 24-05-1988) che recependo una direttiva CEE del 1980, stabilisce le norme che regolano la protezione, la prevenzione ed i controlli.

I concetti più importanti introdotti dalla legge sono:

  • la concentrazione massima ammissibile
  • il valore guida, ossia il valore ottimale al quale si deve tendere.

Quando in alcune zone non è possibile rispettare i limiti di concentrazione di determinati parametri analitici, la legge consente alle Regioni di emettere deroghe, limitate nel tempo, escludendo però i parametri tossici.

I Controlli

La legge obbliga sia i gestori degli acquedotti che i Servizi pubblici della prevenzione a controlli periodici sui pozzi, le sorgenti e gli impianti, in base al numero degli abitanti serviti.

In generale per dare un giudizio di potabilità del’acqua si debbono tenere presenti i seguenti parametri:

  • Ispezione e studio geofisico del terreno(o studio idrologico se l’acqua, come può avvenire, viene prelevata da falde superficiali o acque di superficie).
  • Studio dei caratteri organolettici dell’acqua.
  • Studio dei caratteri fisici.
  • Studio dei caaratteri chimici.
  • Studio dei caratteri batteriologici.

Controllo Microbiologico

Il controllo microbiologico dell’acqua, ha lo scopo di accertare che essa non sia e non possa diventare veicolo di trasmissione di microrganismi patogeni (batteri o virus) d’origine fecale.

Tale contaminazione può avvenire all’origine oppure in fase di distribuzione in rete.

Per verificare il rischio reale di contrarre una malattia infettiva ad interessamento gastrointestinale in una popolazione servita da un sistema idrico, bisognerebbe ricercare tutti i germi potenzialmente patogeni.

A tutt’oggi queste metodologie d’indagine sono poco sviluppate perchè i test ideati per il loro rilevamento sono complessi, lunghi, costosi e spesso non sufficientemente sensibili, soprattutto quando i patogeni sono da ricercare in un mezzo estraneo a quello loro d’origine, come sono appunto le acque destinate al consumo umano.

I germi patogeni localizzati nel tratto gastrointestinale sono emessi con le feci e si ritrovano poi, nelle acque reflue, in quantità variabili in funzione della fluttuazione delle malattie infettive in una popolazione.

Per le difficoltà relative alla loro ricerca, la filosofia che si segue per valutare la possibile presenza di patogeni di provenienza intestinale, è quella di stimare l’eventuale apporto di materiale fecale nel sistema idrico che si tiene sotto controllo.

Si ricorre in altre parole ad indicatori microbici comuni nelle feci d’animali a sangue caldo.

L’indicatore deve comportarsi nell’ambiente esterno allo stesso modo dei patogeni, avere la stessa resistenza ai trattamenti di disinfezione, le procedure per l’isolamento devono essere semplici, ripetibili e capaci di evidenziare tutta o quasi la popolazione dell’indicatore.

Tra gli indicatori di contaminazione fecale dell’acqua potabile utilizzabili sono principalmente presi in esame i Coliformi totali, i Coliformi fecali, gli Streptococchi fecali comuni nella quasi totalità delle feci umane ed animali.

 

LA NORMATIVA

La normativa vigente in materia d’acque da destinarsi al consumo umano (DPR 236/88) ripartisce in quattro gruppi i controlli microbiologici da eseguire:

 

C1 C2 C3 C4
Coliformi Totali Streptococchi fecali Carica batterica a 37°C Spore di Cl. solfito riduttori
Coliformi Fecali   Carica batterica a 22°C Staphilococcus aureus
      Pseudomonas aeruginosa
      Enterobatteri patogeni
      Enterovirus
      Fagi anti E.Coli
      Protozoi
      Lieviti
      Funghi
      Alghe

COLIFORMI TOTALI

I Coliformi sono indicatori della qualità dell’acqua destinata al consumo umano.

Per Coliformi totali si intende quel gruppo di specie, appartenenti a più di un genere delle Enterobatteriacee (Escherichia, Citrobacter, Klebsiella, Enterobacter e pochi altri) che provocano entro 24-48 h, alla temperatura di 35-37°C, la fermentazione del lattosio con produzione d’acido e gas in terreni idonei.

Si tratta di batteri bastoncellari, grham negativi, non sporigeni, aerobi o facoltativamente aerobi, beta-galattosidasi positivi, ossidasi negativi.

La dimostrazione dei Coliformi non fecali in quanto correlata a specie di maggiore adattabilità all’ambiente esterno e quindi capaci di una più lunga sopravvivenza è meno necessariamente riferibile alla contaminazione fecale recente.

Nelle acque potabili, i Coliformi totali dovrebbero essere assenti nella maggior parte delle analisi (95%). Si tollera una presenza limitata (solo il 5% delle analisi eseguite e non oltre il livello di 3-5 U.F.C./100 ml) in considerazione che in questo gruppo sono compresi germi ambientali quali Serratia (S. fonticola), Rahnella (R. aquatilis), Buttauxiella (B. agrestis) accanto ai generi che si ritenevano in precedenza l’unica espressione d’inquinamento tellurico: Citrobacter, Enterobacter, Klebsiella, anche se alcuni di loro potevano essere associati occasionalmente alle feci.

Se Coliformi totali sono presenti in assenza di quelli termotolleranti o d’E. coli occorrerebbe identificarne la specie per ipotizzarne l’origine ed eseguire un’accurata ispezione sanitaria.

Il loro ritrovamento, tollerabile alla fonte, non lo è più in rete.

In quest’ultimo caso lo potrebbe essere solo per le acque non trattate, ma unicamente se la loro comparsa fosse contenuta, sporadica e occasionale.

A seguito di due successivi ritrovamenti si dovrebbe pianificare un intervento disinfettivo o installare un impianto di potabilizzazione. Qualora anche questo non raggiungesse lo scopo è obbligatorio varare piani per proteggere meglio la sorgente o trovare altri punti da cui derivare l’acqua.

Il significato da dare alla presenza dei Coliformi totali è dunque quello di superficialità ovvero contatto dell’acqua con l’ambiente esterno, di contaminazione in atto, di presenza di carbonio organico assimilabile che può indurre ricrescita di questi organismi in rete, d’inefficienza della disinfezione.

COLIFORMI FECALI

Ai Coliformi fecali (dei quali si prescrive l’assenza in campioni di 100 ml d’acqua) appartiene un gruppo di batteri costituito in prevalenza da Escherichia coli, lattosio fermentanti con idrolasi termostabili; ma ricadono nel gruppo qualche stipite di Klebsiella, Enterobacter e Citrobacter termotolleranti che abbia acquisito la capacità di svilupparsi a 44±0.5°C.

Coliformi termotolleranti (in precedenza definiti termostabili) possono essere presenti in effluenti industriali o nel terreno a seguito del decadimento delle piante, o, più in generale, della sostanza organica,

Se essi sono presenti si consiglia di ricampionare immediatamente l’acqua da sottoporre a nuovi accertamenti.

Il significato da attribuire ai Coliformi fecali in rete è quello di contaminazione in atto.

Il loro rinvenimento in acque destinate al consumo umano, segnala, anche, la mancata efficienza del trattamento di clorazione.

Fonte: arpa.emr.it

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