L’occupazione del Teatro in Fiera ed il dibattito permanente promosso dal movimento antifascista dimostrano che a Messina c’è voglia di riscatto. C’è chi non si rassegna ad una città che si spegne e s’impoverisce ogni giorno di più. L’area della Fiera è il simbolo di una città che non ha saputo interpretare il cambiamento dei tempi. Quel luogo era la vetrina della città nel mondo negli anni ‘60 ed oggi arriva ad essere definita, purtroppo a ragione, sede di un mercatino rionale. Questa considerazione sollecita tutti noi ad accelerare un processo di trasformazione dell’area fieristica evitando di far ripiombare ancora una volta la città nel suo tradizionale vortice di parole senza concretezza.

Gli spazi della Fiera hanno una naturale vocazione pubblica. Il teatro può rappresentare un elemento di vitalità della vita culturale della città. Questi luoghi appartengono ai cittadini.

L’Autorità Portuale amministra quell’area e tale Ente oltre ad essere guidato da un presidente, ha un organismo che individua le scelte strategiche, il Comitato Portuale del quale tra gli altri fanno parte la Regione, la Provincia ed il Comune di Messina. La cittadella fieristica deve essere restituita alla città, occorre promuovere un progetto di rigenerazione e trasformazione di una parte importante del fronte mare che deve costituire l’inizio del riscatto di Messina. Occorre una visione strategica delle scelte. L’area in questione è inserita nel piano regolatore del porto con destinazione “parco culturale”. Dobbiamo immaginare un percorso partecipato nelle scelte strategiche, rispondendo alle istanze di partecipazione che emergono dall’azione collettiva dei movimenti che conducono l’occupazione, sapendo che la città vuole vivere quei luoghi, vuole ritrovare bellezza e vuole ritrovare spazi culturali, per il tempo libero e lo sport. Noi dobbiamo pretendere che si passi dalla città che discute all’infinito alla città che realizzi e si realizzi.

Solleciteremo il Governo Regionale a fare la propria parte per riconsegnare alla città quegli spazi come un luogo di cultura, di svago, di tradizione e bellezza.

Il concorso dei privati può diventare importante per la carenza di risorse a disposizione, senza deleghe in bianco o cessioni di sovranità pubblica. È fondamentale però prestare molta più attenzione alle opportunità dell’Unione Europea che con il nuovo Programma Quadro “Creative Europe” previsto per l’agenda 2014-2020 stanzia 1.8 miliardi di euro per la cultura, l’audiovisivo e le industrie culturali e creative. Molte città europee hanno trasformato aree decadenti e obsolete attraverso progetti di rigenerazione moderni e innovativi.

Il movimento hanno posto l’attenzione su un’area importante della città. Ci sono le condizioni affinché possa partire dai cittadini una proposta di rigenerazione di quell’area per restituirla alla città. L’Autorità Portuale e la Regione saranno disponibili al confronto, ne siamo certi, così come dovranno esserlo Provincia e Comune. L’importante che in tempi rapidi possa partire un percorso concreto di trasformazione dell’area.

 

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