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Arriva anche in Italia il saxagliptin, nuovo farmaco indicato come terapia aggiuntiva per il trattamento del diabete di tipo 2. Il diabete mellito, ricordiamo, è una sindrome clinica dovuta a un difetto assoluto o relativo di insulina e caratterizzata da alterazioni metaboliche importanti di cui l’iperglicemia, ossia l’aumento degli zuccheri nel sangue, è la più manifesta, e da alterazioni vascolari che, a lungo termine, provocano complicazioni a carico della retina, dei reni, dei nervi, dell’apparato cardiovascolare. Della sindrome si riconoscono fondamentalmente due tipi: il diabete mellito di tipo 1 o insulinodipendente e il diabete mellito di tipo 2 o non insulinodipendente. Il primo, caratterizzato da assenza pressochè totale di produzione di insulina endogena e quindi dalla tendenza alla chetoacidosi e dalla necessità di terapia sostitutiva con insulina, si manifesta generalmente in ragazzi e giovani adulti ma può colpire ogni età e ha distribuzione familiare con modalità di trasmissione genetica. Il secondo tipo presenta produzione di insulina ridotta ma non in misura così marcata come nel tipo 1 e l’insulina endogena, anche se scarsa, è sufficiente a prevenire la chetoacidosi che, pertanto, compare raramente tranne che in situazioni di stress come infezioni, infarto miocardico, accidenti cerebrovascolari, interventi chirurgici. Questo ultimo tipo di diabete si manifesta di solito dopo i 40-50 anni e colpisce più facilmente i soggetti obesi. A lungo asintomatico, può, inoltre, essere rilevato attraverso un dosaggio casuale della glicemia, altre volte in seguito al rilievo delle complicanze croniche, è trasmesso per via genetica e, quindi, è ereditario, con distribuzione familiare più marcata che nel tipo 1. Saxagliptin è appunto il nuovo farmaco di Bristol-Myers Squibb e AstraZeneca per gli adulti, affetti da diabete di tipo 2 che non riescono a controllare i valori della glicemia e vedono i livelli di emoglobina glicata salire oltre il 7%. Il nuovo farmaco serve al fine di raggiungere il controllo glicemico globale, riferito non solo all’emoglobina glicosilata, ma anche alla glicemia a digiuno e alla glicemia post prandiale. Infatti, il controllo glicemico di tutti e tre i parametri consente di prevenire le conseguenze provocate a lungo termine dall’alterazione dei valori della glicemia. Uno studio basato sui dati di prescrizione e ospedalizzazione relativi a circa 9 milioni di cittadini, promosso di recente dall’Istituto Mario Negri Sud, ha dimostrato che il numero di ricoveri che coinvolge pazienti diabetici rispetto alla popolazione generale è circa 2 volte maggiore per le complicanze cardio-vascolari e cerebro-vascolari, ma è addirittura 6-8 volte maggiore per quanto riguarda le amputazioni (piedi, gambe) e 3-4 maggiore nel caso delle complicanze renali. L’arrivo del nuovo farmaco ha destato l’interesse del direttore del reparto di endocrinologia e diabetologia dell’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”, dottore Vittorio Pullano. Quanti malati affetti da diabete di tipo 2 passano per il vostro centro? Circa 4000-4500 diabetici all’anno di cui l’ottanta per cento di tipo 2. Quanti sono affetti da diabete complicato? Circa il 30% è complicato in vari gradi per questa malattia in nettissimo aumento e che, pare, in Calabria, abbia un’incidenza superiore di circa 2 punti rispetto al resto dell’Italia. Pensate di utilizzare questo farmaco? Finora sono stati in commercio altri farmaci appartenenti alla stessa categoria di saxagliptin e cioè gli inibitori di DPP-4, enzimi che incrementano l’effetto delle incretine, ormoni intestinali che stimolano la secrezione spontanea di insulina. Saxagliptin ci consente di disporre di un farmaco più efficace, meglio tollerato, senza rischio di ipoglicemie e con effetto neutro sul peso corporeo, ossia non fa ingrassare. Come si articolerà la terapia? Sicuramente la terapia consisterà nel modificare lo stile di vita del paziente consigliando una maggiore attività fisica, una dieta personalizzata, e saxagliptin in dosaggio di 1 compressa al giorno e in associazione con metformina, glitazoni o sulfoniluree. Questo trattamento, inoltre, consentirà il migliore controllo della malattia evitando le crisi ipoglicemiche, pericolose per la vita del paziente ed invalidanti dal punto di vista psicologico. Insomma, una terapia che punta non solo al benessere clinico del paziente diabetico ma anche a quello psicofisico in modo da ottenere uno stile di vita molto simile, se non uguale, a quello delle persone sane, obiettivo da non trascurare.

Gazzetta del Sud – Maria Primerano

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