cisl messina3Messina 14 gennaio 2014 – Parlava di una città in ginocchio, ne esaltava le bellezze del territorio e auspicava un “coinvolgimento di tutti i comuni che ricadono nell’area dello stretto per la loro valorizzazione”. A parlare era il sindaco Renato Accorinti che presentava al Presidente della Regione Crocetta il cronoprogramma di interventi che la sua Giunta intendeva mettere in campo nei mesi immediatamente successivi. Tutto questo accadeva il 15 ottobre 2013, al termine di una giornata lunghissima di Rosario Crocetta a Messina.

“Tre mesi dopo gli impegni sono rimasti sulla carta”, commenta il segretario generale della Cisl di Messina, Tonino Genovese. A cominciare dall’avvio dei cantieri di servizio per i quali vi era un impegno finanziario di 3 milioni di euro. “I cantieri di servizio non sono partiti, né in città né in provincia. Parliamo di 79 cantieri per piccoli e medi interventi, con 26 progetti rinnovabili, che potevano rappresentare una boccata di ossigeno, seppur momentanea, per 1600 lavoratori messinesi”.

Crocetta, quella sera, ha richiamato “i quasi 11 milioni da spendere entro fine anno” insistendo “sull’opportunità di far partire, con i fondi disponibili, progetti già pronti come quello sulla zona Casa Nostra”. “Nulla – sottolinea ancora Genovese – così come è fermo l’iter per la gara d’appalto della via Don Blasco”.

Silenzio è calato anche sulla mobilità cittadina. In quella occasione la Giunta illustrò i problemi della Metroferrovia e la mancanza di un contratto di servizio mentre il sindaco ipotizzò la realizzazione della Metromare per i collegamenti dalla zona nord al centro della città. “Il risultato più evidente – commenta ancora il segretario generale della Cisl – è che il servizio di Metromare è stato prorogato a stento per il collegamento tra Messina e Reggio Calabria…”.

Fu rispolverato anche il progetto STU Tirone, che ha avuto parere sfavorevole da parte della Commissione Urbanistica Regionale, con il Comune che ha chiesto di poter comunque usufruire del finanziamento già stanziato in attesa di una rielaborazione del progetto da parte dell’Amministrazione. “Si parla di circa 6,2 milioni di euro, attualmente bloccati, che rischiano di essere revocati e a poco serve l’auspicio espresso in quella sede se non si accelerano i tempi per redigere e presentare un nuovo progetto. Il rischio è di perdere quei fondi”, dice allarmato Tonino Genovese.

Parecchio corposa la parte del risanamento, settore per il quale si è evidenziato come il Comune abbia predisposto progetti per circa 60 milioni di euro, “soltanto uno a livello definitivo”) chiedendo “la messa in sicurezza del territorio, il diritto costituzionale alla mobilità, la restituzione al demanio regionale delle aree inutilizzate del Ministero della Difesa e di Rfi, del trasferimento in capo al Comune dell’incarico di amministrazione e gestione del Punto Franco nel caso in cui il Governo regionale sciolga l’Ente Porto”. “Di tutto ciò, a tre mesi di distanza, non abbiamo avuto alcun riscontro”, evidenzia ancora Genovese, “se non l’ennesimo commissario dell’Ente Porto”.

Oggi si parla di Tares, quella sera di parlava di raccolta differenziata porta a porta. Crocetta chiedeva notizie sui costi sostenuti per Messinambiente e la raccolta dei rifiuti, ma si contapponeva il Progetto Revamping del depuratore di Mili redatto dall’Ato. “La sostanza – afferma Tonino Genovese – è che oggi i messinesi si trovano sul groppone una tassa insostenibile, frutto di una grande confusione, di poca o nulla programmazione e strade invase dai rifiuti che trasbordano cassonetti vecchi e spesso malfunzionanti”.

Di bonifica delle aree degradate, di valorizzazione dei beni culturali nella zona falcata, di sviluppo di nuove attività produttive nella falce restano solo parole. “Perché di tutto ciò non si è visto nulla, nessun progetto, nessuna idea. Eppure tre mesi sono un lasso di tempo sufficiente per pensare e mettere in campo azioni concrete”.

La riunione di quella sera, 15 ottobre 2013, si chiudeva con la promessa da parte della Regione della cessione di due capannoni nella zona industriale ex Asi ai lavoratori ex Triscele con una sottolineatura: “serve accordo di programma per definire l’area come ‘condizione di crisi’. E, infine, con l’accesso a 420 mila euro per la Foresta di Camaro e ai circa 75 milioni di euro da investire utilizzando le risorse dell’Autorità Portuale per la riqualificazione della zona falcata.

“Sulla carta 180 milioni di euro e tanti e belli impegni – conclude Genovese – Peccato siano rimasti tutti solo sulla carta”.

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