ladri di futuro - al Siciliani Cz il proff Monti e la dirigente BiancoGiovani depredati del proprio futuro a causa di una economia ingiusta? La sfida per loro è quella di saper intercettare le nuove professioni e gestire il declino di quelle tradizionali?

Quale la condizione dei giovani spesso forzatamente inattivi e disillusi, con tanti sogni e progetti da realizzare che troppo spesso sono, invecee loro malgrado, costretti a tenerli chiusi in un cassetto quando non peggio, a cestinare?

Sembra quasi che questi giovani siano costretti a ripercorrere a ritroso il percorso di emancipazione, culturale e sociale, a suo tempo affrontato dai loro genitori o nonni.

Ragazzi predati del proprio futuro, quindi? L’ascensore sociale ha interrotto la sua corsa verso l’alto?

Per dibattere di questo e, ancor di più, per capire quali le possibilità di riappropiarsi dello stesso, alcuni giorni fa – presso la sede del Liceo scientifico Luigi Siciliani di Catanzaro – si è tenuto un interessantissimo convegno-dibattito con il prof. Luciano Monti, docente di Politica dell’Unione Europea dell’università LUISS di Roma, autore della pubblicazione “Ladri di futuro. La rivolta dei giovani contro l’economia ingiusta”….

L’incontro – organizzato anche grazie alla collaborazione dell’associazione di promozione sociale “Insieme si può” – ha avuto inizio con il brevissimo messaggio di saluto della prof Francesca Bianco, dirigente scolastico , che nel ringraziare per la sua presenza il docente dell’università capitolina ha evidenziato la valenza di questo evento quale occasione ulteriore di alternanza scuola-lavoro e l’importanza dell’azione educativa congiunta scuola-famiglia.
 A seguire, dopo l’interessante introduzione al tema della giornata da parte del prof Vincenzo Italia, ha preso la parola il docente della LUISS, prof Luciano Monti che ha proiettato delle slide e commentato le stesse e alcuni interessanti video, conquistando letteralmente l’attenzione degli studenti – delle IV e V classi – presenti, letteralmente “rapiti” dalle sue argomentazioni.

Tant’è che , giunta l’ora di lasciare la scuola, sancita dalla campanella delle ore 13, tanti sono stati i ragazzi che noncuranti di ciò si sono intrattenuti con il prof Monti rivolgendogli diversi quesiti e realizzando di fatto un’intervista.

– Tra i tanti, Luca I., di una IV classe ha chiesto –

Prof Monti, Le nuove tecnologie hanno sensibilmente contribuito alla disoccupazione. I computer ormai svolgono ciò che faceva l’uomo. Come deve – a suo parere- uno Stato intervenire in tal senso?

L’idea che le macchine finiscano per sostituire l’uomo ci accompagna sin dalle prime fasi dell’industrializzazione. Già lo scrittore del XIX secolo Samuel Butler, nella sua utopia Erewhon (che al contrario si legge Nowhere, dunque in nessun posto) immaginava un mondo dove tutte le macchine (orologi compresi) fossero messi al bando. Negli anni ’50 Kurt Vonnegut pubblica Piano meccanico, non solo i lavoratori ma anche i quadri vengono via via sostituiti da sistemi d’intelligenza artificiale. Negli anni ’80 Walter Tevis nel suo Solo il mimo canta al limitare del bosco prevede addirittura un mondo d’indolenti condannati alla sterilità e dunque all’estinzione, etero diretti da robot.

Questa è letteratura che interpreta un immaginario collettivo e mette in guardia contro certe radicalizzazioni. La tecnologia, per contro, potrebbe essere invece una variabile indipendente in grado di restituire quel benessere che molte fasce di popolazione hanno perduto. La sfida è di intercettare le nuove professioni e gestire il declino di quelle tradizionali.

Come scrivono due ricercatori del MIT di Boston nel loro rapporto The Second Machine Age (l’era delle macchine di seconda generazione) alcune professioni come quella dell’avvocato e del conduttore di autobus e camion andranno a scomparire, mentre i nostri giovani che studiano nelle superiori svolgeranno lavori che ancora oggi non esistono.

Il compito dello stato è quello di accompagnare studenti, lavoratori e imprese in questo processo.

– A seguire, Fabio L. ha domandato:

Il futuro di noi giovani è a rischio in un mondo che ormai rischia il tracollo economico. Cosa dovrebbero fare i capi di Stato per dare speranza a noi ragazzi?

Traguardare l’uscita dalla crisi e il riposizionamento del nostro paese in un’economia che cambia molto rapidamente e sempre più volge verso modelli e piattaforme di conoscenza e strumenti di lavoro estremamente flessibili (con un incremento previsto dell’autoimpiego) è necessaria una politica espansiva e organica in grado di rilanciare molti settori come il manifatturiero e l’edilizia che sono al palo e che invece, a vario titolo, potrebbero avere delle grandi opportunità di sviluppo; il primo nell’ambito dell’economia circolare e il secondo nella bioedilizia e il risparmio energetico.

Per fare questo servono ampie risorse che, giusti i vincoli del Patto di Stabilità e crescita non possono essere assunti incrementando ulteriormente in debito. I 500 euro per gli acquisti di beni e servizi culturali sono solo un primo contentino e la garanzia giovani (1,5 miliardi di euro spesi) un flop.

Ecco perché sostengo si debba immaginare rapidamente un fondo dedicato alla lotta al divario intergenerazionale, sostenuto da un’addizionale una tantum sulle pensioni più alte (la corte costituzionale sta aprendo in tal senso se ricorrono le condizioni di emergenza) o un’aliquota modulata secondo la maturità fiscale (a parità di reddito pagano di meno i giovani e di più i maturi) e altri strumenti di perequazione fiscale.

Giunto il turno di una ragazza, Mariateresa S, ha chiesto:

La Disoccupazione al Sud, specie quella di giovani poco più grandi di noi, ha oramai raggiunto livelli a dir poco allarmanti. L’ultima iniziativa politica per combatterla è stata la cosiddetta contribuzione a costo zero. Ma è la strada giusta?

Purtroppo non è la strada giusta perché la decontribuzione sposta soltanto in avanti il problema, che è quello della sostenibilità del sistema pensionistico e previdenziale già minato dalla scarsa contribuzione delle nuove generazioni (I Neet non versano ovviamente contributi) e dall’innalzamento dell’età media dei cittadini che proietta il nostro paese, nel 2030 al primo posto in Europa per anzianità.

Sarebbe davvero una beffa per le giovani generazioni se, per ripianare i conti e rilanciare l’economia, la soluzione (o la tentazione) fosse quella di introdurre una pesante tassa di successione. Il trascinamento della ricchezza dei baby boomer (i nati dopo la fine della seconda guerra mondiale e sino agli inizi degli anni sessanta) passerebbe direttamente da questi ultimi alle casse dello stato, tardivamente e senza alcuna finalizzazione.

La strada giusta, come dicevo anche prima, è investire nei nuovi settori e non in maniera ondivaga com’è stato fatto per il fotovoltaico e di sostenere la ricerca e i ricercatori (anche qui siamo tra gli ultimi della classifica in Europa) per non perdere la nostra vera forza, che è il capitale umano, in particolare quello giovanile maggiormente adattabile alle nuove sfide

Infine, Paola,

Si fa un gran parlare del cosiddetto capitalismo etico. Oggi la crisi dell’Europa può essere vinta con il ritorno ad esso?

Il modello economico assunto a base del progetto di integrazione e coesione europea è detto “ordoliberale”, ovvero si basa sulla definizione di una piattaforma di regole rispettate le quali il mercato è libero di agire. Gli interventi dell’Unione servono solo da stimolo per accedere la miccia dello sviluppo e orientare le economie verso alcuni target condivisi. Si pensi all’esempio dei limiti della BCE il cui unico compito è quello di assicurare una inflazione al disotto del 2%.

Tutto questo non ha funzionato e non funziona. Bisogna cambiare il modello di base e forse rifondare l’etica del progetto europeo dove, ahimè, continuano a prevalere interessi dei singoli paesi se non addirittura di alcuni dei gruppi di poteri che vi albergano.

Credo che all’Europa serva un altro Altiero Spinelli.

Il problema è che per diventarlo non basta frequentare Ventotene.

Una gran bella mattinata trascorsa a capire il perché del “futuro rubato” e alla ricerca delle motivazioni e dell’importanza di riappropriarsi dello stesso, quindi!

Raramente capita di vedere dei ragazzi che si intrattengono ben oltre l’orario di lezione canonico… Eppure il dibattito si è protratto molto oltre le 13…

E, se ci fosse stato ancora più tempo (per motivi logistici tanti giovani delle periferie e della provincia hanno dovuto – a malincuore e visibilmente dispiaciuti – abbandonare l’aula) gli studenti delle IV e V classi sarebbero andati avanti ancora per delle ore e tante ancora sarebbero state le domande.

Fantastico!! 
Grazie prof Luciano Monti -
 I ragazzi del “Siciliani ” aspettano un suo ritorno!

(A.I.)

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