calabria-day 04 Gennaio 2010 – C’era la testimonianza di chi ha deciso di affrontare in prima persona la marginalità e il degrado urbano, come Fausta Ivaldi che ad Arghillà, quartiere-ghetto reggino, ha avviato una seria operazione di assistenza e di presenza sul territorio. Il racconto di chi, con pochi soldi e molte idee, dal nulla ha messo in piedi una casa cinematografica in piena regola, come la Quadra film di Fuscaldo. C’era l’esperienza, forte, dell’imprenditore lametino Rocco Mangiardi, vessato dal racket ma determinato ad andare avanti e lottare rigettando il vittimismo facile e le tentazioni alla partenza. C’era la storia, arcinota, di Pippo Callipo, che da anni porta nel mondo con il suo marchio un’eccellenza dell’agroalimentare calabrese. C’era il cantautore Nino Forestieri che ha dedicato una sua canzone dal titolo “Questa qui è la mia terra” all’evento; c’era la sindacalista, le associazioni, i lavoratori dei call-center, la politica che ha voglia di impegnarsi e che non delega ad altri. Tutto questo e molto altro ancora è stato il Calabria Day. L’evento promosso sulla rete ieri a Lamezia Terme ha fatto registrare un’apprezzabile presenza di partecipanti e ha raccolto testimonianze ed esperienze di una Calabria positiva, nuova, di quella Calabria mossa da un grande desiderio di emergere dalla spessa coltre di negatività acquisite e di mostrarsi agli occhi dei calabresi, prima di tutto, un’alternativa reale e concreta all’idea imperante, quanto sciagurata, d’illegalità diffusa. Uno stile di vita quello raccontato nel corso del Calabria Day che esiste, ma che trova troppe difficoltà ad essere intercettato e a diffondersi come modello. Le stesse difficoltà, si potrebbe dire, che ha incontrato l’esperienza del Calabria Day ad emergere sulla stampa. Specie su quei media regionali, che (con le dovute eccezioni), forse perché impreparati o distratti da logore chiacchiere politiche, non sono riusciti a decodificare un evento “anomalo” perché spontaneo, che solo in rete ha trovato la sua cassa di risonanza. Un evento tuttavia perfettamente riuscito nei suoi intenti, che i suoi organizzatori si impegnano da adesso a non disperdere. Da qui la promessa di una rete che da virtuale vuole trasformarsi in reale e continuare in quel dialogo avviato nella prima uscita pubblica, proseguendo lungo un percorso che vede nell’accorato desiderio di cambiamento emerso nel corso degli interventi, e fissato nei messaggi postati dagli oltre mille aderenti all’evento su Facebook, il suo naturale e irrinunciabile punto di approdo. Una prima uscita alla quale ne seguiranno certamente altre nell’intento di definire e organizzare un’idea di “Calabria possibile” trasversarle che, alle soglie dell’importante appuntamento elettorale di primavera, potrebbe anche concretizzarsi in una serie di proposte reali, programmatiche e non, da sottoporre ai candidati che si affideranno al giudizio degli elettori calabresi. L’importante per tutti è quella di mantenere la propria libertà nel credere e lottare per una Calabria migliore, che si faccia contaminare dalle sue cellule sane.

Ilfattoonline.com

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