È stato approvato dalla Giunta regionale. L’assessore Gallo: «Atto dovuto per la nostra terra»

Adottato il disciplinare per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, dei digestati e delle acque reflue e il programma di azione per le zone vulnerabili, e per quelle non vulnerabili, all’inquinamento da nitrati di origine agricola.

«Con delibera di giunta regionale – è scritto in una nota del dipartimento Agricoltura –, approvata nei giorni scorsi su proposta degli assessori regionali all’Agricoltura, Gianluca Gallo, e all’Ambiente, Sergio De Caprio, la Calabria si è dotata di uno strumento essenziale ai fini della regolamentazione dello stoccaggio e utilizzo degli effluenti di allevamento (letami e liquami), del digestato originato dalla fermentazione anaerobica di matrici agricole per la produzione di biogas e dei reflui delle piccole aziende agroalimentari».

Con la stessa delibera, «la Regione Calabria – è scritto ancora – ha confermato la designazione e la perimetrazione delle zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola (Zvn) e il relativo Piano di azione, sanando di fatto la procedura di infrazione avviata nel 2018 dalla Commissione europea».

GALLO: «MONITORARE INQUINAMENTO»

«Un atto dovuto per la nostra terra, finalizzato – afferma l’assessore Gallo – al contenimento e al controllo dell’inquinamento da nitrati da fonte agricole, nel pieno rispetto delle stringenti normative comunitarie e nazionali in materia. Un plauso va al dipartimento Agricoltura che, insieme ai colleghi del dipartimento Ambiente, si è impegnato a fondo nello studio e nell’adattamento della legislazione alle particolari condizioni pedoclimatiche e produttive della Calabria che, pur presentando una condizione di basso rischio da inquinamento da nitrati da fonti agro-zootecniche, vanno monitorate e tenute sotto costante controllo».

«Per la Regione Calabria – evidenzia ancora l’assessore – la tutela ambientale deve andare di pari passo con lo sviluppo delle attività agricole e così dovrà essere anche nel prossimo Programma di sviluppo rurale, attraverso il quale le condizioni di vantaggio dei nostri territori rispetto ad altre aree dell’Unione europea dovranno essere preservate e potenziate, al fine di perseguire uno sviluppo che sia realmente sostenibile».

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