Il 16 agosto scorso si è celebrato il 50° anniversario (16/08/1972-16/08/2022) dal ritrovamento delle due famose statue bronzee (Bronzi di Riace), venute alla luce nello specchio di mare antistante la “Torre Ellera” che si trova leggermente a nord di Riace, in un tratto di mare chiamato “Scoglio dei Santi Cosma e Damiano” Una scoperta che ha sbalordito ed entusiasmato non solo la Calabria e l’Italia, ma il mondo intero che ne ha seguito con interesse prima il restauro, e poi  l’esposizione avvenuta in quella che è stata ed è tutt’ora la loro sede naturale, il Museo Archeologico di Reggio Calabria.

Per contribuire a celebrare tale importante ricorrenza, il “Lions Club Roccella Jonica”, presieduto dal Dottor Lorenzo Maesano, ha organizzato ieri sera, con inizio alle ore 21.30, in Piazza “A Canceglia”, una manifestazione incentrata sulla presentazione del libro scritto dal Prof. Giulio Cesare Papandrea dal titolo:  “I Bronzi di Riace tra storia e leggenda” – Franco Pancallo Editore. Numerosi gli ospiti ed il pubblico presente che hanno riempito la splendida location della nuovissima piazza che sta diventando sempre più un punto di aggregazione sociale e culturale di primissimo ordine, particolarmente apprezzata soprattutto da chi viene da fuori. Erano presenti tra gli ospiti i presidenti dei Lions Club di Locri, Dott. Vincenzo Mollica e di Siderno, Dott. Aristide Bava. Moderatore dell’evento Girolamo Zito. La serata è stata allietata con brani musicali suonati dal musicista (violinista) Francesco Sgambelluri.

A fare gli onori di casa, oltre al Sindaco della cittadina jonica reggina, Avv. Vincenzo Maesano, ci ha pensato il Presidente del “Lions Club Roccella Joinica”, il Dottor Lorenzo Maesano che si è mostrato particolarmente contento per l’ottima riuscita della serata, accanto a lui: il Presidente di Zona 26, dott. Pasquale Gagliardi ed il Presidente della XI Circoscrizione, Giuseppe Ventra e tanti ospiti intervenuti (tra questi, anche alcuni rappresentanti del “Lions Club Vicenza”).

Ma andiamo per ordine e vediamo per prima cosa chi è l’autore del libro, Giulio Cesare Papandrea. E’ innanzitutto un figlio illustre di questa terra in quanto è nato a Careri, un Comune vicinissimo a Bovalino, da dove partì molti anni fa dopo aver compiuto gli studi liceali nella vicina Locri. Dopo gli studi universitari è divenuto medico cardiologo ed internista – Umanista; è stato Direttore degli Ospedali Riuniti di Venezia e del Policlinico di Monza, vive ed opera a Roma, Padova e Milano, ove è docente di medicina presso l’Università “La Bicocca”. Vincitore del Premio Montecatini di Medicina nel 1972 per uno studio sul coma epatico, è autore di circa cento pubblicazioni scientifiche, di cui alcune a carattere monografico.
Ha fondato e diretto “EFFEELLE”, periodico di cultura, informazione e critica, ed ha pubblicato con Franco Pancallo Editore i seguenti volumi: “Il viaggio segreto di Ulisse in Atlantico”, “L’inganno del Gran Rifiuto”, “I Bronzi di Riace tra storia e leggenda”, “La salute tra scienza fede e magia”, “Risorgimento Italiano – Le altre verità”, “Careri-Pandora – Un borgo in Magna Grecia”, che gli valsero il “Premio Persefone”, il Premio “Sparviero d’Argento” e il Premio Internazionale “Locri Epizefiri”.

Il libro sui bronzi presentato ieri è giunto alla sua seconda ristampa ed è già esaurito nelle librerie (una terza è prevista, probabilmente, a partire dal prossimo mese di settembre). Molto dettagliata di particolari e d’indizi storici la relazione fatta da Papandrea il quale si definisce -come spesso ama dire lui stesso- un “non addetto ai lavori”, spinto dalla innata voglia di divulgare al mondo le tante conoscenze storiche frutto di ricerche, verifiche ed analisi dei fatti, il tutto ovviamente condito da un punto di leggenda in cui i fatti storici e fantastici si mescolano insieme rendendo il racconto sempre più fruibile per il lettore.

Il libro è suddiviso essenzialmente in due parti, la prima che descrive la nascita della civiltà greca e lo sviluppo successivo in “Magna Grecia” fino a giungere alla fondazione di Locri, raccontando -con l’aiuto visivo di tavole topografiche e di preziose iconografie- i fatti politico-sociali dell’epoca (siamo intorno al V° secolo a.c.). Nella seconda parte, l’autore, entra nel merito della vicenda legata al ritrovamento delle statue e dice che la loro scoperta -anche se ufficialmente assegnata al sub dilettante Stefano Mariottini (all’epoca impiegato all’Alenia)- in realtà è stata opera di quattro giovani dall’età compresa tra i  9 ed i 14 anni (due fratelli e due cugini),  che li avrebbero avvistati già il giorno prima (15/08/1972) nel corso di una battuta di pesca fatta con le fiocine per racimolare pescato da offrire il giorno dopo in occasione del compleanno del padre. Ovvie le successive rimostranze, anche legali, portate avanti dalla famiglia dei ragazzi per vedersi riconosciuta la paternità della scoperta, ma i “fatti” acclarati dalle indagini, realizzate dagli inquirenti su disposizione della magistratura,  hanno stabilito che a fare la scoperta fu Mariottini e, per questo, gli venne riconosciuto anche un compenso di circa 125 milioni pari al 25% del valore complessivo stimato per l’opera ritrovata.

Nella sua relazione, il Prof. Papandrea,  ha particolarmente colpito i presenti per la passione storica e la capacità di analisi emerse in ogni circostanza temporale descritta, rendendo la narrazione quasi come una pacata ma sostanziale recita teatrale che ha avuto la capacità di attrarre l’attenzione del pubblico tant’è che alla fine non c’è stato bisogno di fare alcuna domande.