L’altro giorno mi è capitato di leggere sull’Ansa Calabria una notizia flash che informava di un delitto avvenuto a Bivongi. Protagonisti alcuni balordi, i quali hanno aggredito e derubato un anziano pasticciere che, all’una di notte, era andato al suo bar-laboratorio per chiudere le serrande.Ho interpellato alcuni giornalisti della zona e ho appreso che la vittima era il signor Peppe Bova, novantaduenne artigiano rinomato nel campo della pasticceria e della produzione della granita al limone. Mi sono recato a casa del malcapitato e sono stato molto contento perché, in pochi giorni, era riuscito ad assorbire l’effetto psicologico del grave atto di violenza subìto. Ho inoltre appreso che lo stesso, durante la colluttazione non molto cruenta, ha riportato una tumefazione a un occhio, mentre il maggiore rischio lo ha incontrato quando i malviventi, fattolo sedere e legatolo con una rudimentale cordicella, gli hanno tappato la bocca perché non chiedesse aiuto. I tre uomini sono poi scappati e la vittima ha fatto intervenire la Guardia Medica e i Carabinieri, i quali hanno fatto i rilievi del caso finalizzati alla scoperta di questi vili balordi.

Fortunatamente, nessuna conseguenza grave. Anche il bottino è stato misero: mille euro, che servivano per il compenso delle badanti che accudiscono la Signora Costanza, più altri 150 euro prelevati dal misero incasso nel cassetto del bar-pasticceria. Il Cavaliere ha approfittato della mia visita per ripercorrere, con orgoglio ed emozione, il brillante excursus della sua attività pasticcera, datata anno 1953, assieme all’inseparabile e fedele fratello Francesco.

Non si è fatta attendere la reazione del Sindaco, Felice Valenti, della sua Giunta, dei consiglieri di minoranza Ivan Leotta ed Emanuele Valenti, e dell’intera popolazione che, all’unisono, hanno condannato questo ennesimo attentato alla serenità e alla pace violata a dispetto soprattutto dei nostri vecchietti soli, indifesi e inermi.

Sono legato da una profonda amicizia con il Maestro Bova e con la sua famiglia. Vado spesso a trovarlo nel suo laboratorio e assisto con piacere alla realizzazione dei rinomati e prelibati amaretti, di cui conserva gelosamente la ricetta, dell’incomparabile granita al limone e dei torroni alla mandorla. Prima di andarmene l’amico Bova mi ha chiesto: «Mario, per favore, accompagnami nel mio campo di combattimento, il bar Lux, mi manca tanto, nonostante tutto». Non prima di andare a comprare le nuove serrature, vittime anch’esse dell’agguato dell’altra notte.

Dopo averlo riaccompagnato a casa, dove lo attendevano la Signora Costanza e la calorosa assistente Maria Assunta, ho abbracciato il mio caro “nonnino” con un «arrivederci, a presto» sulla breccia del suo laboratorio artigianale del Bar Lux che per lui rappresenta sempre, ora ancor di più, lo scopo più importante della sua vita fatta di grandi sacrifici e, soprattutto, di grandi successi. Voi si, don Peppino, che siete “UN CAVALIERE ! ”

Mario Murdolo

 


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