Euro_Universal_1968-72

E’ con profonda commozione ed immenso dolore che scrivo ciò che non avrei mai voluto e dovuto scrivere, ma che è giusto che adesso io scriva per ricordare alle presenti e, specialmente, alle future generazioni il valore umano ed artistico di Giuseppe Naimo, nato il 5 gennaio 1950 a Badolato (Catanzaro) e ivi deceduto stamani, 11 febbraio 2014 (forse non a caso, proprio nel giorno dedicato alla Madonna di Lourdes). Peppi (come lo chiamavamo noi amici) è stato mio amico d’infanzia fin dai tempi dell’asilo … ovvero la scuola materna degli anni 1953-56 ospitata in un alloggio popolare appena appena costruito in Marina, nell’attuale Via Gramsci (di fronte all’allora Farmacia Chiefari). Ci siamo frequentati fin da quella tenera età, pure perché le nostre famiglie avevano intessuto reciproci comparaggi. Dopo l’asilo ci ritrovammo nella stessa unica prima classe elementare, quella che ha avuto l’onore di inaugurare il nuovo edificio scolastico della neonata Marina di Badolato, il primo ottobre nell’anno scolastico 1956-57, dopo le alluvioni del 1951-53 che costrinsero centinaia di famiglie di senzatetto a trasferirsi nelle case a loro destinate dal Governo.

La frequenza della stessa classe per i cinque anni delle scuole elementari ci ha dato l’opportunità di una assidua frequenza giornaliera anche fuori dall’aula, per giocare e per fare i compiti ma, soprattutto, per ascoltare dalla sua nonna paterna (l’indimenticabile Teresa Vespertino 1884-1979) che ci ammaliava con i suoi racconti (i cunticehy) che erano per noi assai educativi. Noi bambini non ci saziavamo mai di questi racconti, tanto è che li facevamo ripetere da Peppi, che aveva una grande abilità non soltanto nel raccontarli, arricchendoli di altri particolari fantastici, ma di affascinarci ancora di più … per cui in uno stesso pomeriggio gli chiedevamo, spesso, di raccontarci più volte il medesimo racconto. Tale sua capacità di ammaliare, di tenerci sempre interessati, facendo gruppo, lo rendeva “naturalmente” un vero e proprio “leader” carismatico. E tale è rimasto ovunque sia andato. Sempre assai amato.

Euro_Universal_RCA_1973A cominciare dalla bottega di sarto e barbiere (quella del maestro Vincenzo Bressi) che aveva sede proprio davanti a casa sua sulla Via Nazionale (all’altezza del numero civico 104). E se tanti bambini andavano a farsi radere la testa (spesso a “zero”) da Mastro Vincenzo, grande merito era dovuto proprio al potere di attrazione carismatica che aveva Peppi. La stessa cosa accadde quando, nella primavera del 1967, io, lui, i due fratelli Vincenzo e Franco Serrao ed Enzo Spasari formammo il complesso musicale “Euro 4” poi trasformatosi, un anno dopo nel 1968, in “Euro Universal” con l’arricchimento di altri due elementi, Pasquale Andreacchio e Nazzareno Audino. Il carisma che Peppi esercitava su di noi componenti il gruppo e su tutti coloro che ci giravano attorno (specialmente in parrocchia) non era dovuto soltanto alla sua bravura strumentale (suonava magnificamente la chitarra elettrica, da solista), ma era dovuto essenzialmente alla sua mitezza, alla sua bontà, al suo modo sempre gentile e generoso di rapportarsi con tutti. Una simpatia irresistibile e conquistatrice. Con lui eravamo inseparabili io e gli altri amici del medesimo gruppo e della stessa età. Fin alla soglia dei nostri rispettivi matrimoni ci siamo divisi pure il sonno (come si suole dire per significare una stretta amicizia, più che fraterna allora). E’ stata veramente una bella compagnia! Grazie, Peppi!

Tanto carisma ebbe pure quando ha lavorato per alcuni anni alla Camiceria Pirega di Badolato Marina, diventando punto di affabile riferimento e di utile convergenza per le operaie e per la proprietà. Stesso carisma ebbe a Roma,nel 1973-74 nella sua pur breve esperienza di stilista in una grande casa di moda a Piazza Mignanelli (attigua a Piazza di Spagna). Qui avrebbe veramente potuto fare grande successo e divenire, con il tempo, un osannato creatore di moda se non avesse avuto il “tarlo” del proprio paese, Badolato, da cui non sapeva allontanarsi. Ed è stato proprio questo uno dei motivi per cui Peppi non aveva voluto accettare anche la proposta della R.C.A Italiana (la maggiore casa discografica di quei tempi) di entrare come chitarrista in quella prestigiosa orchestra, dopo i due provini che Gli Euro Universal avevamo fatto per lanciare il nuovo genere musicale del “pop-islam”. Quella dell’Alta Moda e quella della Musica sono state le due più grandi occasioni perdute da Peppi, che, umile e frugale come era, forse non amava i troppi soldi ed il successo che ne avrebbero potuto derivare. No, il suo non volersi allontanare da Badolato (e tutto ciò che significata il nostro paese natìo) non gli ha permesso di ottenere i riconoscimenti artistici e materiali per cui aveva una spiccata vocazione. “Se tutti andiamo via, chi resterà nella nostra Calabria” soleva dire. Non sapendo che, poi, ad emigrare in Svizzera sarebbero stati i suoi figli. Questo suo non volersi allontanare da Badolato (a causa di tale profonda motivazione identitaria e altrettanto vocazionale) è stato uno dei punti centrali della sua vita. Buon Paradiso, Peppi!

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