lucanodomenicoriace10 gen 2010 – A una cinquantina di chilometri da Rosarno, sul versante opposto, quello jonico, l’accoglienza e l’integrazione sono una realtà. Riace, il paesino della Locride famoso per i Bronzi, da diverso tempo è protagonista di un progetto all’avanguardia per l’integrazione degli immigrati ed ora il sindaco, Domenico Lucano, è pronto ad accogliere anche alcuni degli stranieri che vivono a Rosarno. «Abbiamo avuto – ha detto Lucano – dei primi contatti e, nel limite delle nostre possibilità, siamo disponibili ad accogliere alcuni degli immigrati di Rosarno. Ieri sono stato a Rosarno e l’impressione che ho tratto è stata assurda. Le condizioni in cui vivono questi immigrati sono disumane, peggiori di quelle dei Paesi da dove provengono. Mi sono vergognato di essere italiano. A noi fa comodo utilizzare quelle braccia per il lavoro ma allo stesso tempo li costringiamo a vivere in queste condizioni. Mi chiedo come mai questa storia è andata avanti per tanto tempo e nessuno ha mai parlato? Dove sono gli organi di controllo? Quello è tutto lavoro nero collegato con la malavita organizzata». Passeggiando per i vicoli di Riace è possibile scoprire tanti laboratori per la lavorazione del vetro, dell’argilla e dei tessuti. Le ragazze eritree e somale hanno imparato a fare tappeti, cuscini, coperte apprendendo l’antichissima lavorazione della ginestra, e poi lampade, oggetti tipici. Le volontarie dell’associazione “Città futura” aiutano l’inserimento e in un vecchio palazzo baronale hanno anche aperto la scuola di alfabetizzazione per i bambini, molti dei quali nati in Italia. Segno di questa straordinaria aria di accoglienza ed integrazione è stato anche un torneo di calcio disputato nell’agosto scorso e vinto proprio da una squadra composta da immigrati che ora vivono a Rosarno. A ricordarlo è il sindaco di Caulonia, Ilario Ammendolia. «Ad agosto quei ragazzi – ha detto – erano felici. Nelle scorse ore ho rivisto i loro volti. Erano disperati, impauriti, inferociti, volti di uomini braccati e senza speranza. Il loro sogno è morto a Rosarno».

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