di Antonio David – Si alimentano giornalmente le delusioni e la rabbia dei lavoratori forestali siciliani sul versante lavoro. Seppur già si debba iniziare ad avviare la campagna di prevenzione visti i tempi, e vista l’erba alta nei vari territori, i forestali  devono fare i conti sulle ultime notizie inerenti il fattore riforma. Oggi, il governo regionale rimane sordo alle richieste dei lavoratori, e in virtù di partorire un qualcosa per dare la giusta risposta a 17 mila padri e madri di famiglia. Risposta che già in linea di massima si conosce ma che contrasta con le attese e le promesse non mantenute dal governatore Musumeci ai tempi in cui predicava dall’altra parte della barricata.

Oggi anche lui deve fare i conti con la realtà di non potersi tirare indietro alle promesse date ai tempi in cui faceva riunioni con i lavoratori, dicendo che “se un giorno diventava presidente, i lavoratori non avrebbero avuto un giorno di riposo e di stabilizzarsi e impiegarli in tanti settori”. Oggi , dopo la pressione della Corte Europea che tira le orecchie per i contratti a termine che non possono più essere messi in atto così come fatto sin d’ora, il presidente deve per forza maggiore dare risposte al precariato forestale più vecchio d’Europa. Una vergogna mediatica che pone in essere ciò che sin d’ora è stato portato avanti da tutti i partiti che si sono succeduti al governo regionale. Un clientelismo già finito, visto che i lavoratori sono diventati “scaltri” di agire e non essere attaccati più alle promesse non mantenute.

La pressione dello studio legale che ha preso in mano una parte di lavoratori e ha portato avanti tale petizione a Bruxelles ha accelerato le sorti della riforma che tutti dicono ma nessuno esce fuori dal cassetto. Ora, l’Assessore Scilla in sostituzione dell’Ex Bandiera porta avanti una riforma già paventata e scritta da altri, parlandone ai diretti interessati ma, non trovando compiacimento di vedute e attese. Seppur si trovi fattibilità a formare due contingenti, i lavoratori non accettano di dover fare 120 e 180 giorni, pochi rispetto alle richieste di 151 e 180, per non parlare di una stabilizzazione che risolverebbe i problemi di tutti , compresi i comuni e del territorio che tanto bisogno avrebbe di una forza lavoro per 365 giorni l’anno.

Avallare il fattore Europa è giusto per una par condicio generale e nel rispetto di una eccessiva precarizzazione rimasta unica, perché di quello si tratta, vista anche l’età dei lavoratori.  Affidarsi ali fondi europei è un buon viatico se si mettessero in campo progetti mirati ma, su questo i dubbi sono tanti per mancanza di personale e competenza all’interno della Regione Sicilia, ma su questo l’Europa è chiara, non ci saranno più fondi per pagare gli stipendi ai lavoratori. Visto le casse regionali e le spese già previste, la situazione rimane allarmante e il fatto che ad oggi non vi è nessun rumors sull’inizio dell’attività, la dice lunga sul chi, come e quando si potrà sapere qualcosa di certo e sicuro.

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